A Bronte lutto cittadino per il povero Matteo

poliziaIl comune di Bronte ha indetto il lutto cittadino per il povero Matteo, morto in tragiche circostanze l’altra notte dopo un alterco con un suo coetaneo. I fatti, a rileggerli a 48 ore di distanzano sembrano ancora assurdi: due ragazzi hanno un bisticcio, come tanti, stavolta però finisce male.

Il dramma nel dramma è che la vittima aveva solo 13 anni mentre il suo rivale, attualmente in stato di fermo, ne aveva appena tre in più. La tragedia è avvenuta in piena notte e a quanto hanno ricostruito sino a questo momento gli inquirenti non sarebbe stata premeditata ma partita da un semplice diverbio finito poi male.

L’episodio si è svolto iintorno all’una circa, nei pressi della piazza principale del paesino etneo. Una battuta ironica, un atteggiamento sbagliato, una parola di troppo dettata dal nervosismo ed ecco l’irreparabile. Il tredicenne Matteo Galati è stato ferito con un fendente all’addome e nonostante il pronto trasporto nel più vicino ospedale le ferite erano tali che non gli si è potuto salvare la vita.

Un altro suo amico, anch’egli giovanissimo, accorso per aiutarlo è stato a sua volta ferito con conseguenze a una mano. I carabinieri intervenuti prontamente sul luogo della tragedia hanno immediatamente arrestato il sedicenne con il coltello. Proseguono tuttavia le indagini per ricostruire la vicenda con maggiori dettagli.

E’ l’ennesimo episodio di cronaca nera che coinvolge adolescenti in Sicilia dove il disagio sociale si fa sempre più evidente in alcune zone dell’isola. Un ragazzino ha perso la vita un altro l’avrà segnata per sempre da questo episodio. In molti accusano le istituzioni, altri le famiglie, altri il tessuto sociale dove spesso e volentieri i ragazzini crescono.

Anche la televisione in questi casi finisce sotto il banco degli imputati, accusata spesso e volentieri di aver proposto negli ultimi vent’anni modelli sempre più violenti e spesso negativi. Sarebbe però qualunquismo ridurla così. La vita spesso in strada ha dinamiche più complesse.

Allora può accadere che in mano ad un sedicenne un coltello non sia solo un’arma ma uno status symbol, ed è altrettanto facile che un diverbio tra ragazzi,come ne capitano tanti in qualunque epoca e in qualunque latitudine,  non rimanga circoscritto a una semplice lite tra adolescenti ma in un’offesa al proprio onore.

In questo caso lavata con il sangue. Sembra assurdo ma è la realtà.

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