Amy Winehouse: confermata la morte per eccesso di alcol

Dopo più di un anno dalla morte della cantante Amy Winehouse, arriva l’esito della seconda istruttoria sul decesso della star americana: a decretarne la prematura scomparsa a soli 27 anni fu una dose letale di alcol. Secondo il coroner Shriley Radcliffe la cantante avrebbe ingurgitato alcol “a un livello di tossicità che può portare alla morte”.

Questa nuova inchiesta ha sostanzialmente confermato quanto emerso nel corso della prima istruttoria, resa nulla dalla scoperta che il coroner che esaminò il corpo della cantante non aveva le abilitazioni legali necessarie.

Sembra ormai accertato dunque che la giovane songwriter morì perché aveva ingerito una quantità di alcolici 5 volte superiore a quello permesso a chi è al volante. Il livello di alcol nel suo sangue era di circa 416 milligrammi per decilitro.

Arrivano però ulteriori dettagli sulle ultime ore di vita dell’artista, dettagli forniti dalla guardia del corpo che il 23 luglio 2011 trovò il corpo senza vita della Winehouse. La testimonianza di Andrew Morris (questo il nome del bodyguard) è stata raccolta proprio nel corso dell’udienza finale dell’inchiesta.

Secondo le parole di Morris, sembrerebbe che la cantante abbia passato gli ultimi istanti della sua giovane vita al computer, guardando i video delle sue performance musicali su youtube, come un’adolescente qualsiasi. L’uomo afferma comunque che la Winehouse la sera prima della morte “Sembrava la stessa di sempre, non si comportava in modo diverso dal solito”  ammettendo però che non l’aveva vista guardare i video delle sue canzoni prima di allora.

Prima di quella tragica notte in cui una delle voci più promettenti del panorama musicale femminile ha forse deciso, di farla finita.

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