Ancora una volta pagano i soliti noti con l’aumento del tabacco.

Ieri mattina sono andato a comprare del tabacco e ho saputo dell’aumento, nel mio caso di 75 centesimi.
Trovo quantomeno singolare che lo Stato tenda a fare cassa sulla vendita di tabacco quando contemporaneamente vara leggi che ne limitano il consumo, come ad esempio in alcuni locali pubblici.
Trovo altresì surreale che si vada ad aumentare in modo così rilevante un bene di consumo quotidiano, andando in questo modo a pesare in modo rilevante sulle finanze dei cittadini.
La stessa cosa che accade con i carburanti.

Questi aumenti sono odiosi in quanto vanno a pesare sulle fasce più deboli della popolazione e non hanno nessuna struttura redistributiva del reddito.
L’obbiezione che ascolto in questo caso è quella di smettere di fumare poiché tanto fa male, obbiezione che respingo al mittente in quanto non pertinente.
In un Italia dallo spreco facile, dall’auto blu che non si nega a nessuno, dalle scorte utilizzate per i motivi più fantasiosi, dalle opere pubbliche spesso dimenticate incomplete in mezzo al nulla, dalle laure comprate nei balcani e da un odioso e abbondante finanziamento pubblico ai partiti aumentare il prezzo del tabacco è quanto di più misero una classe politica possa concepire.

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