Aumenta la povertà in Italia

La povertà sembrava essere stata sconfitta per sempre nel nostro Paese, ridotta da uno sviluppo che aveva fatto dell’Italia la quinta potenza economica. Invece rieccola affacciarsi prepotentemente, partorendo un esercito di poveri e coinvolgendo donne sole con bambini, anziani, immigrati, disoccupati che non riescono più a reinserirsi nel mercato del lavoro.

Secondo i dati, sono otto milioni gli italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Un esercito che comprende individui con bassi livelli di reddito, adulti espulsi dal mercato produttivo, ma anche famiglie in cui lavorano più membri e che, a causa della crisi, hanno dovuto modificare il proprio tenore di vita, privandosi di beni e servizi di cui prima usufruivano.

L’impatto sociale è drammatico: aumentano i conflitti familiari, le violenze domestiche, il consumo di ansiolitici e antidepressivi, la dipendenza da alcool e gioco d’azzardo. A cui vanno aggiunte le persone che, spinte dalla fame, sono costrette a rubare nei supermercati o a rivolgersi ai servizi sociali per mettere insieme il pranzo con la cena.

Gli Osservatori diocesani sulle povertà lamentano un aumento costante delle persone che chiedono aiuto. Segnalando un incremento non solo di individui singoli che hanno perso il posto di lavoro, ma anche di intere famiglie, con genitori costretti a portare i figli nelle mense pubbliche per garantire loro almeno un pasto al giorno.

La crisi ha falciato posti di lavoro e ridotto il potere di acquisto sia delle fasce deboli della società sia di coloro che avevano un tenore di vita decoroso. Il risparmio degli italiani, tra i più elevati in Europa, finora aveva consentito di far fronte alle difficoltà, ma adesso le risorse accumulate si sono rimpicciolite e molti sono giunti sull’orlo della disperazione.

Di tutto questo il governo sembra interessarsi solo a parole. Ma di fatto taglia fondi e chiude progetti che potrebbero offrire ai cittadini un minimo di sicurezza economica, come la stabilizzazione dei precari e il reddito di inserimento, palliativi che garantirebbero quantomeno una sopportazione più dignitosa delle difficoltà finanziarie.

I mezzi di informazione intanto parlano della crisi come causa della nuova ondata di indigenti, ma non citano un dato fondamentale: i poveri sono davvero troppi in un Paese in cui la metà della ricchezza è concentrata nelle mani di poche famiglie e che se fosse meglio distribuita risolverebbe il problema di una miseria che ha tutto il sapore dell’ingiustizia.

 

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