Aumentano le patologie della retina, ma c’è il modo di combatterle

Negli ultimi anni, è stato registrato un preoccupante incremento delle malattie degenerative della retina, sia per quanrto riguarda l’invecchiamento della popolazione, come nel caso della degenerazione maculare legata all’età, sia in merito alla diffusione della retinopatia, ovvero una complicanza del diabete. La Commissione Nazionale per la Prevenzione della Cecità si sta muovendo per l’implementazione di un Piano Nazionale di prevenzione della cecità e dell’ipovisione, con l’obiettivo di raccogliere i primi dati su queste menomazioni.

Ogni anno nel nostro Paese sono oltre venti mila i casi di degenerazione maculare neovascolare legata all’età; diventa dunque fondamentale affrontare al meglio questa incresciosa situazione. «In questo senso oggi è disponibile ranibizumab, sia nella degenerazione maculare neovascolare legata all’età che nella diminuzione visiva causata dall’edema maculare diabetico – ha spiegato Francesco Bandello, il Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute sita presso l’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano – . Incominciano a emergere in letteratura anche i primi dati raccolti a livello internazionale, i quali mettono in evidenza proprio come l’utilizzo dei farmaci anti-VEGF (che bloccano cioè la produzione di nuovi vasi che sollevano la retina e sono alla base di questa condizione patologica) ha portato a una riduzione del cinquanta per cento dei casi di cecità in pazienti con età superiore ai cinquant’anni».

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è definito ipo-vedente chi ha un’acuità visiva compresa tra valori di poco superiori a 1/20 ed inferiori a 3/10. Al di sotto di 1/20 un soggetto è dichiarato cieco. In pratica vuol dire che, nel caso di 1/20, un soggetto riconosce ad un metro di distanza un simbolo o un oggetto che una persona normale riconosce a 20 metri. Nel caso di 3/10 riconosce a 3 metri ciò che dovrebbe riconoscere a 10 metri. Caratteristica comune a tutti gli ipovedenti è il fatto di non riuscire a leggere caratteri di stampa standard, di non riconosce i volti delle persone e di avere spesso anche difficoltà nei movimenti. L’Italia, grazie alla legge 3 dell’aprile 2001 (n.138), è all’avanguardia nel panorama mondiale in materia di cecità-ipovisione a livello legale, prendendo in esame, per la valutazione del danno, non soltanto lo stato della visione centrale ma anche quello della visione periferica.

Ranibizumab, frammento di un anticorpo umanizzato ideato per bloccare le forme biologicamente attive del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF-A) è un trattamento di comprovata efficacia e sicurezza, sia nella degenerazione maculare neovascolare legata all’età che nella diminuzione visiva causata dall’edema maculare diabetico. Uno studio clinico ne ha dimostrato la superiorità rispetto alla terapia laser, ovvero l’attuale terapia di riferimento. In conclusione, i benefici di ranibizumab sono anche legati alla possibilità di personalizzare la terapia.

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