Aung San Kyi non ottiene il passaporto per uscire dalla Birmania.

La leader dell’opposizione birmana, recentemente tornata sulla scena politica internazionale vede ancora negata la possibilità di ottenere un passaporto.

Sono ventiquattro anni che Aung San Suu Kyi non esce dal suo paese.

In particolare il bisogno di uscire del paese è legato all’importante impegno di giugno che la vede presentarsi alla consegna del premio Nobel, a Oslo.

Suu Kyi è stata eletta deputato per prima volta durante le elezioni presidenziali birmane il 1° aprile. Il suo successo e la risonanza mondiale del riconoscimento è stato enorme.
Il suo portavoce, che deve mantenere l’anonimato non indica ancora quali siano i progetti futuri della signora Suu Kyi in seno alla Lega nazionale per la democrazia (LND), il suo partito.

Nell’anno 1988, la signora partì dalla Gran Bretagna per rientrare in Birmania.
A seguito dell’assassinio del padre, in piena rivolta popolare, pronuncia uno storico discorso ce tocca icori dei suoi compatrioti.
A seguito di ciò si scatena una dura repressine da parte del regime militare che farà circa 3000 morti.
L’anno seguente viene posta in residenza coatta, e vi rimase per 15 anni, temendo che, uscendo del paese, non le sarebbe più stato permesso di rientrare. Nemmeno la morte del marito in Gran Bretagna la portò a lasciare la Birmania.

La signora Suu KYi oggi è rientrata a pieno titolo nella scena politica, in seguito all’insediamento del nuovo governo che ha rimpiazzato la giunta militare nel marzo 2011 e che ha condotto molte importanti riforme politiche.

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