Batterie del futuro: piccoli fiori produrranno energia

Può un minuscolo fiorellino essere in grado di immagazzinare una grande quantità di energia? Una frase del genere potrebbe sembrare un ingenuo verso poetico o lo slogan di un film di fantascienza un po’ troppo melenso; eppure, per un gruppo di ricercatori dell’Università del North Carolina tale domanda non soltanto è legittima, ma ha anche una risposta alquanto bizzarra: sì, se si tratta di un “microgarofano al solfuro di germanio.

Il solfuro di germanio infatti (formula bruta: GeS) è un  materiale semiconduttore che, una volta vaporizzato ad alte temperature e poi raffreddato in modo opportuno, possiede la straordinaria proprietà di depositarsi in fogli sottilissimi (20 nanometri, ovvero 20 milionesimi di millimetro). Tali fogli, disponendosi a raggio, creano una struttura molto simile a quella di un comune garofano di dimensioni microscopiche.

La tendenza a disporsi in lamine sottili non è certo una prerogativa del solfuro di germanio, visto che anche la comune grafite possiede questa proprietà. Ciò che davvero contraddistingue questo materiale è il fatto di essere un semiconduttore, ovvero un materiale capace di immagazzinare e condurre energia elettrica in particolari condizioni.

Questa struttura potrebbe essere utilizzata, in futuro, per nuove generazioni di accumulatori e celle solari”, spiega il professor Linyou Cao, fisico universitario co-autore del lavoro: “i petali di questi nanogarofani sono così sottili da occupare una grande superficie in uno spazio estremamente ridotto: se fossero introdotti nelle moderne batterie a ioni di litio o nei supercondensatori, la capacità di accumulo energetico aumenterebbe in modo significativo.

Il solfuro di germanio, relativamente poco costoso e non tossico, offre quindi grandi possibilità per il futuro, considerando inoltre la sua grande efficacia nell’assorbire energia solare trasformandola in energia utilizzabile: ciò renderebbe questo materiale estremamente utile non solo nelle apparecchiature di accumulo dell’energia, ma anche in quelle di “conversione” come le celle solari.

Che campi, città e interi Stati siano coperti di nanogarofani, allora!

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