Berlusconi silura Fini, la maggioranza si spacca

Berlusconi alla fine ce l’ha fatta. Ascoltando le sue testuali parole si evince che Fini ormai era diventato un peso paragonabile alla sua ex moglie, Veronica Lario e confermando ancora una volta che il suo modo di risolvere le questioni, anche quelle non strettamente legate alla sua persona, come una nazione da governare, implichi togliere di mezzo eventuali disturbatori.

Fini e i suoi fedelissimi non fanno più parte del Pdl e, quindi, della maggioranza. Colpevoli di aver creato attrito grazie alla loro battaglia sulla legalità sono stati allontanati in modo che non possano ricordare, in modo continuativo, che all’interno della maggioranza vi sono persone che, causa inchieste pendenti, non possono far parte del governo.

Ora il Premier chiede a gran voce, evidentemente ignorando l’impossibilità di poterlo fare, che Gianfranco Fini lasci anche il suo ruolo di presidente della Camera, convinto di poter ancora contare su una maggioranza forte. In realtà i 34 deputati e i 14 senatori finiani possono costituire un problema non indifferente nei momenti decisionali e, insieme al loro leader, sembrano intenzionati a dare battaglia in parlamento, prendendo anche in considerazione la possibilità di affiliarsi a gruppi autonomi.

Il momento è delicato e c’è da credere che non sarà il solito agosto politicamente tranquillo.

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