Bjork

In Islanda ci si sente ai confini del mondo, il paesaggio è artico e la gente è orgogliosa di vivere lì remotamente da noi e dal resto del mondo. Ma l’Islanda non è poi così distante quanto sembra essere a tutti noi. Non lo è. Appena 4 ore di volo dall’Italia, una sciocchezza. Lontana ma al centro del mondo.

Geograficamente messa in mezzo alla frattura tra la placca americana ed europea. E’ un’isola vulcanica con geysers e ricca di ghiacciai ed acqua, non solo quella del mare attorno. Ha belle cascate che quì chiamano FOSS e nel Medio Evo, entravano nella civiltà, nel futuro dansdosi il primo parlamento al mondo e nella storia, l’Alding, Althing in inglese.

In Islanda hanno un tenore di vita altisimo ed uno stato sociale forte ma anch’essa ultimamente ha sofferto la crisi economica globale, anzi, dopo gli Stati Uniti d’America, si può dire è sta la prima, in Europa, a soffrire per la caduta delle banche più importanti, con molte persone che dalla sera al mattino si erano ritrovate senza soldi in banca e con il mutuo da pagare. Peccato ma gli islandesi sono come i tedeschi, un popolo di ferro e rialzano la testa e l’orgoglio subito. Ritorneranno come e meglio di prima.

Tutto questo l’Islanda lo manifesta nella musica, la sua musica. Chi poteva mai immaginare che un’isola così lontana da noi, con appena 300.000 abitanti diventasse la fucina della musica internazionale? Nessuno. Nessuno avrebbe scommesso un euro o una corona, la moneta locale su quell’evento. Invece è proprio così. L’Islanda oltre che turismo ed enrgia ricavata dai vulcani e geysers, produce musica, diremmo, la sua prima fonte economica. Dobbiamo dire grazie ad una ragazzina di appena 11 anni, una certa Björk Guðmundsdóttir (questo è il suo sito web www.bjork.com per chi volesse saperne di più) che nel 1973 andò ospite alla radio di Stato islandese per cantare musica tradizionale islandese.

Bjork nel tempo crebbe ed anche la sua voce. Frequentò gruppi punk islandesi quali i Kukla, fino ad approdare nei più famosiSUGARCUBES, famosi in patria e nel Regno Unito, la loro seconda casa.

Come non ricordare canzoni epiche quali Regina con la voce nasale di Bjork molto in evidenza.

Dopo il periodo Sugarcubes, Bjork intraprende la carriera da solista debuttando nel 1990 con il disco GLING GLO, raccolta di canzoni jazz famose e sue, cantate in islandese, tranne le ultime due in inglese, cioè Ruby Baby e I can’t help loving that man.

Nel 1993 esce il disco DEBUT, cioè il suo primo disco interamente in lingua inglese, con canzoni quali Human Behaviour , Venus as a Boy
, Big Time Sensuality.

Nel 1995 è la volta di POST con evidenza le canzoni Army of Me, Hyper Ballad, Isobel ed I miss you.

Nel 1997 usci un cd di remix, TELEGRAM. La novità fu il disco HOMOGENIC con belle canzoni quali HUNTER, JOGA, ALL IS FULL OF LOVE
.

Nel 200 Bjork è attrice nel film Selma’s Songs del regista danese Lars Von Trier, dove oltre che interprete è anche cantante delle canzoni della colonna sonora del film. Bjork nel film dimostra di cavarsela bene nei panni della non vedente, per l’appunto Selma e nella musica, di unire la sua elettronica di classe a delle doti di cantante da musical, non inusuali per un’artista del calibro di Bjork, la quale già in passato, nei primi dischi aveva dimostrato le sue doti canore, la sua posente voce con forte e sensuale accento nordico-islandese. Non c’è che dire Bjork è un’artista completa e piena di fascino, quello nordico, dei 6 mesi di luce dell’estate e dei 6 mesi di buoio dell’inverno. Un gioco musicale di luce ed ombra come solo una tipa del genere sa dare e fare.

Nel 2001 esce il disco molto techno ed elettronico Vespertine con canzoni tipo Hidden place, Cocoon, Pagan poetry, ecc. Canzoni cupe e piene di speranza allo stesso modo. Disco che rispecchiò quei tempi, molto tristi ed incerti. Era il settembre 2001, l’anno dell’attacco alle due torri gemelle di New York e Bjork in quel disco con la sua musica cupa e dark voleva avvertire il mondo del pericolo di guerra ma anche salvarlo con una luce di speranza che solo gli islandesi hanno ben nascosto nei loro cuori. Grande artista Bjork.

Nel 2004, l’anno delle Olimpiadi di Atene, la cantante islandese sforna MEDULLA. Il disco più controverso e che Bjork interpreta soltanto con la sua magica voce, cupa ed eterea come al solito, sfiorando la musica lirica e classica. Nell’occasione delle olimpiadi, Bjork fu l’artista che aprì, diede il via ai giochi ateniesi cantando dinanzi a centinaia di migliaia di persone la canzone Medulla. Medulla è parola latina e significa midollo, il midollo dell’uomo, del mondo da dove parte la vita, la speranza. La vita, la morte, la speranza, il buoio e la luce sono sempre stati gli argomenti musicali di Bjork.

Nel 2007, altra colonna sonora per Bjork, stavolta non è attrice ma solo compositrice e cantante di tre canzoni, cioè Bath, Storm e Cetacea del film del regista Matthew Barney(questo è il link a wikipedia che parla di lui), suo marito. Barney era noto per il ciclo di film Cremaster. Il film era Drawing Restraint 9 ed era ambientato in Giappone. Anche quì Bjork è esente da strumenti, usa solo la sua voce con piccoli accenni di strumenti giapponesi quale lo SHO, uno strumento a corde e difficile da suonare. Questa è la Bjork più sperimentale ed indecifrabile. Non ebbe molte critiche a suo favore.

Infine nel 2007 è la volta di VOLTA, scusate il gioco di parole ma il cd si intitola proprio così. Questo è finalmente il disco del risveglio dalle cupezze di Bjork, dando sfogo e luce alle percussioni, al rutmo. C’è la collaborazione di Timbaland che ha lavorato su tre brani Earth Intruders, Hope e Innocence. In questo disco Bjork privilegia il suono dello strumento africano del KORA. La cantante ancora una volta stupisce, dimostrando di saper unire nel suo eterno gioco di luce e buio tutti i colori e ritmi del mondo. Dal minimalismo giapponese all’energia africana. Solo lei può fare questo.

Aspettiamo Bjork alla prossima uscita artistica, discografica, augurandole 6 lunghi mesi di luce ed energia e meno buio, giusto il mistero, sempre peino di fascino.

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