BOT, BTP, BUND, spread: di cosa stiamo parlando?

In questo periodo tutti i mass media ci aggiornano di continuo riguardo alla situazione decisamente critica che sta attraversando il nostro Paese, come tutta Europa, da un punto di vista politico e, soprattutto, economico.

Spesso ci capita quindi di sentir parlare di concetti che ormai ci paiono fin troppo familiari ma del cui significato non abbiamo, pensandoci bene, un’idea poi così chiara.

Basti pensare allo stesso spettro del debito pubblico italiano, che ormai ha superato il 120 % del nostro Pil del 2010: ma di preciso come funziona la questione?

Per rispondere alla domanda in maniera completa ma sintetica, premetto innanzitutto che sostanzialmente lo Stato può decidere, in situazioni economicamente critiche, di deficit di bilancio, di emettere delle obbligazioni. Queste sono in breve dei titoli di debito, che possono essere acquistati da privati cittadini, come da enti pubblici, da società, come da Stati esteri (debito estero) in forma quindi di investimento a fronte della percezione di interessi pagati dello Stato ai creditori stessi. Il denaro investito in questo modo entra nelle casse pubbliche in quanto prestito.

Questi titoli di debito possono essere a breve scadenza, come i BOT (buoni ordinari del tesoro, a scadenza massima di un anno), o a lunga scadenza, come i BTP (buoni del tesoro poliennali, a scadenza superiore all’anno). Al termine di questa scadenza è possibile, in condizioni normali, riconvertire in liquidità i propri titoli.

L’interesse percepito dagli investitori è, logicamente, inversamente proporzionale al grado di rischio a cui gli stessi sono soggetti. Ciò significa che più l’economia statale è in crisi, più è instabile e più alto sarà l’interesse percepito dai creditori, in modo da mantenere alta la domanda, che altrimenti crollerebbe, a fronte di un interesse basso e un rischio troppo alto.

Ci si ricollega quindi a questo punto alla questione dello spread, di cui tanto sentiamo parlare ultimamente. Contestualmente alla nostra situazione attuale, il termine inglese spread (lett. “diffusione”) indica la differenza che esiste tra l’interesse percepito dai creditori sui nostri BTP rispetto a quello percepito dai tedeschi sui loro BUND (che sono l’equivalente, appunto, dei BTP italiani).

Si prende come riferimento proprio il titolo tedesco in virtù della sua stabilità. Ogni punto percentuale di differenza tra i due interessi corrisponde a 100 punti base. Perciò se, per ipotesi, sui BUND tedeschi si percepisce un interesse del 3 % e sui BTP italiani dell’8 %: 8-3=5 punti percentuali, ovvero 500 punti base.

Per questo motivo tutti si sono allarmati quando pochi giorni fa lo spread ha superato i 500 punti: perchè ciò significa che l’interesse che lo Stato italiano deve pagare è sempre più alto, il deficit permane e quindi il rischio si alza, dato che si concretizza sempre più l’ombra della bancarotta all’orizzonte, con la conseguente possibile perdita di tutto il capitale investito dai creditori.

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