Brandon Jennings nella storia dell’NBA a vent’anni

Brandon Jennings in canotta Lottomatica RomaVe lo ricordate, un po’ malinconico, in fondo alla panchina della Lottomatica Roma la scorsa stagione? No, non c’è un errore, è proprio lui, lo stesso Brandon Jennings che sabato sera, quando i suoi Milwakee Bucks hanno affrontato i Golden State Warriors, ha firmato la bellezza di 55 punti.

Quando l’hanno scorso, fresco di high school, aveva deciso lo sbarco in europa, nel campionato italiano – primo giocatore nella storia a fare una scelta simile – Brandon Jennings aveva tutti i riflettori puntati. Era già un giocatore di cui, dall’altra parte dell’oceano si parlava molto, ed era pronosticato piuttosto in alto se si fosse dichiarato per il draft. Ma Brandon scelse una strada differente.

Certo non si aspettava ciò che sarebbe successo. Assolutamente a digiuno dal punto di vista tattico, molto da rivedere sotto l’aspetto difensivo, il talento di Compton ebbe numerose difficoltà ad inserirsi nel gioco della squadra capitolina. Solo le sue accelerazioni in campo aperto e la sua rapidità gli permisero di ritagliarsi, in campionato, 17 minuti di media, con 5,5 punti e 2,3 assist. Nei playoffs non fu addirittura utilizzato, ufficialmente per infortunio.

In estate il ritorno dall’altra parte dell’oceano, dove nonostante tutto godeva ancora di un buon credito. Infatti i Milwakee Bucks decisero di spendere la chiamata numero 10. In un basket come quello NBA, dove per il tipo di gioco conta molto di più il talento individuale nella metà campo offensiva, Brandon Jennings mostra di inserirsi subito molto bene, producendo in avvio un buon rendimento.

Brandon Jennings in canotta Milwakee bucks

Fino a sabato sera, quando non ha solamente scritto a referto una prestazione eccezionale, ma ha anche scritto una pagina di storia del basket NBA. L’unico rookie ad aver segnato più punti di lui è stato nientemeno che Wilt Chamberlain.

Ma non basta: i suoi 55 punti sono la miglior prestazione di sempre per un giocatore in canotta Bucks, davanti a Kareem Abdul Jabbar.

Chissà se la compagnia di due monumenti del basket gioverà al ragazzo, appena ventenne, proiettando Brandon nell’elite dell’NBA. E chissà se a Roma qualcuno non si sta mordendo le mani per una situazione che forse poteva essere gestita meglio.

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