Buchi per gli orecchini : istruzioni per l’uso

E’ un “piercing” semplice e banale ma che, se non viene fatto in maniera corretta, i rischi sono dietro l’angolo. Di buono c’è che oggi sono in commercio modelli di orecchini fatti apposta per evitare questo tipo di inconvenienti.

In genere, quando i forellini sono stati fatti sul lobo dell’orecchio non si verificano problemi, in quanto la pelle tende a guarire bene e a ri­tornare come prima. Le conseguenze più im­portanti, invece, si hanno quando i buchi sono stati fatti sulla parte alta dell’orecchio, perché possono dare luogo a una condrite, un’infiam­mazione del tessuto cartilagineo, spesso con guarigione lenta e non perfetta. Come conse­guenza, si possono avere piccole, ma irrever­sibili malformazioni del profilo dell’orecchio.
Le allergìe
I buchi nell’orecchio possono favorire la comparsa di allergie, in particolare se si porta un orecchino d’argento o di bigiotteria. I materiali di cui sono fatti possono contenere nichel o altre leghe metalliche, a cui sempre più persone si sono sensibilizzate. Entro poco tempo dal contatto con certi materiali, la pelle reagisce diventando rossa e pruriginosa, per poi coprirsi di piccole bollicine piene di un liquido limpido. Si tratta di segni inconfondibili di una dermatite da contatto, una reazione allergica della pelle che non tollera oggetti realizzati con alcune leghe metalliche.

Occhio al nichel
Per non correre rischi, usare orecchini con la scritta “nichel free” oppure d’oro, perché questo metallo non dà quasi mai luogo a problemi a contatto con la cute. Diverso è il discorso per quelli di bigiotteria: andrebbero portati per poche ore al giorno, dopo essere stati ben puliti.
I cheloidi
In una certa percentuale di persone, nel punto dove è stato fatto il foro, può comparire un cheloide, cioè un’anomala formazione di tessuto, dovuta a una cicatrizzazione abnorme della ferita. Nella maggior parte dei casi, queste formazioni hanno dimensioni simili a quelle di un chicco di caffè e, anche se non provocano particolari disturbi, senza dubbio sono antiestetiche. Le cause della loro comparsa sono spesso dovute a difficoltà di cicatrizzazione della ferita, mentre altre volte compaiono con maggiore facilità nelle persone con problemi di fragilità dei vasi sanguigni più piccoli.
Le tecniche per ridurli – I cheloidi possono essere eliminati soltanto con una serie di iniezioni o con la “terapia compressiva”. Le iniezioni sono a base di cortisone e vengono fatte direttamente sul cheloide, facendo così ridurre le sue dimensioni. La “terapia compressiva”, invece, consiste nell’applicare per alcuni giorni piccole “morse” che, premendo sul cheloide, lo riducono di dimensione, fino a farlo scomparire.
MEGLIO DI NO NEI BAMBINI
È tradizione frequente in certe zone d’Italia forare i lobi delle orecchie alle bambine in tenerissima età. Secondo alcune credenze popolari, gli orecchini donano femminilità. L’usanza di fare i fori nelle orecchie già a pochi mesi di vita viene giustificata dall’idea che i piccoli sentano meno male. Invece, oltre a un’inutile sofferenza, può provocare inconvenienti. I bambini, se sono molto piccoli, si muovono di continuo e possono tirarsi e grattarsi le orecchie, causando dolore e lacerazioni della pelle. La pelle dei bimbi è sensibile e ha bisogno di maggiori attenzioni.
Le precauzioni durante l’esecuzione – Per evitare problemi, è importante affidarsi a persone esperte, che mettano in pratica tutte le norme igieniche necessarie. In proposito esiste una circolare del ministero della Salute che spiega come si deve procedere: prima di effettuare i buchi, è necessario disinfettare con cura non soltanto il lobo o la cartilagine da forare, ma anche la zona dietro il padiglione auricolare, fino alla piega che l’orecchio forma nel punto di contatto con la testa; bisogna indossare guanti sterili e mascherina; si devono usare strumenti sterili monouso; spesso si utilizza un orecchino sterilizzato a temperature che raggiungono i 130 gradi, oppure lavato con disinfettanti potenti, e prodotto con materiale anallergico. Questo viene letteralmente sparato nel lobo o sulla cartilagine con un’apposita “pistola”; è vietato ricorrere all’alcol per disinfettare: oltre a non garantire un’eliminazione completa di virus e batteri, può irritare la pelle.
Le norme igieniche nei giorni successivi – Dopo aver fatto i buchi, seguire alcune norme igieniche per ridurre il più possibile il rischio di infezioni. Pulire bene il foro e la zona circostante almeno due volte al giorno con una garza sterile imbevuta di una soluzione disinfettante, per esempio con acqua ossigenata. Eliminare eventuali secrezioni, fino a quando la ferita non si è rimarginata. Applicare per i primi giorni un sottile strato di crema antibiotica a largo spettro, cioè in grado di sconfiggere il maggior numero possibile di germi in modo da ridurre ulteriormente il rischio di eventuali infezioni. Non togliere l’orecchino appena messo per sostituirlo con un altro fino a quando la ferita non si è rimarginata. L’orecchino dovrebbe rimanere inserito per circa 15-20 giorni, per permettere alla ferita di guarire senza che si verifichi una reazione allergica.
I CONSIGLI SEMPRE VALIDI
È buona norma togliere gli orecchini quando si va a dormire, per fare circolare l’aria all’interno del buco. In caso contrario, è possibile che nel forellino si raccolgano germi che, proliferando, causano infezioni. Al mattino, prima di infilare di nuovo gli orecchini, pulire bene i perni che si inseriscono nei fori, specialmente se non sono di metallo prezioso. Basta lavarli con acqua e sapone e sciacquarli con cura. È bene togliere gli orecchini quando si fa sport, per evitare che rimangano incastrati in qualche attrezzo o nell’abbigliamento di qualche persona in caso di contatti ravvicinati. Il rischio è strappare il lobo o il padiglione dell’orecchio.

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