Carceri francesi: madre Daniele Franceschi scrive a Carla Bruni

Non è ancora stata fatta chiarezza sulla morte sospetta del giovane carpentiere di Viareggio, avvenuta all’interno delle carceri di Grasse (Nizza).

Daniele Franceschi, era stato arrestato dalla gendarmeria transalpina per uso improprio di carte di credito nel Casinò di Cannes.

Secondo quanto affermato dalle autorità francesi, pare che il decesso sia avvenuto a causa di un collasso caridiocircolatorio, ma permangono dei seri dubbi che quanto detto corrisponda al vero.

Daniele, scriveva frequentemente alla madre, e le raccontava che in carcere la situazione era insostenibile, in particolare per quanto riguarda i detenuti italiani.

Uno zio, afferma che il nipote gli abbia raccontato di soprusi, maltrattamenti ed orari di lavoro estenuanti. Pare che non ci fosse una reale causa per la quale i detenuti italiani venissero trattati in un modo simile, se non futili motivi, come ad esempio la competizione calcistica.

Anche se sembra trattarsi di un caso apparentemente chiuso, un genitore non può rassegnarsi alla morte di un figlio, specialmente se su di essa regna un velo di mistero, nato da omissioni e false verità.

È per questo motivo, che la madre di Daniele Franceschi, ha deciso di scrivere una lettera a Carla Bruni. In essa, la donna rivolge un accorato appello alla first lady francese, nella quale le chiede di fare chiarezza sul decesso del figlio.

L’immagine che traspare, è quella di una donna che sta vivendo uno dei dolori più grandi che si possa provare nella vita, dolore aggravato dal non aver potuto dare l’ultimo saluto al figlio in quanto ciò le è stato impedito dalle autorità francesi.

Ecco cosa ha scritto a Carla Bruni a riguardo:”Due giorni fa, dopo essermi recata all’ospedale Pasteur di Nizza per cercare di vedere Daniele e dopo essermi sentita dire che le condizioni del suo corpo erano tali da non consentirne la visione, ho preso la decisione di andare davanti al carcere di Grasse per protestare. Sono stata  ammanettata, aggredita e portata come una delinquente al commissariato di Grasse, con tanto di contusione alle costole. Mi chiedo, ora, e Le chiedo: se una mamma di 66 anni viene trattata come me, che trattamento avranno riservato a mio figlio in quel carcere?”.

L’unica cosa che possiamo augurarci è che sia fatta chiarezza su un caso simile. I paesi europei non possono essere accomunati soltanto dall’utilizzo di una moneta unica. È impensabile l’idea che esistano ancora delle discriminazioni di questo genere. La storia di Daniele, deve rappresentare una svolta, affinchè all’interno delle carceri dei nostri “cugini transalpini”, non sia più possibile che un ragazzo italiano venga umiliato, maltrattato e poi alla fine ucciso, senza che nessuno ne paghi le conseguenze.

Ad oggi, se ciò accadesse ancora, regnerebbe nuovamente l’omertà, e forse le guardie penitenziarie in confidenza tra loro “giustificherebbero” l’accaduto, in quanto la vittima durante la nazionale tifava per gli azzurri.

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