Caso Marrazzo: La trans suicida Roberta conosceva i carabinieri

Si fa via via sempre più ingarbugliato e pieno di lati oscuri, corredato da morti alquanto inspiegabili, tutto ciò che verte intorno al caso Marrazzo.

A fianco alla morte del pusher Gianguarino Cafasso, alla morte della trans Brenda, si affianca un’altra morte, quella della trans Roberta, trovata impiccata nella sua abitazione in via Tor di Quinto a Roma, nella stessa strada dove la stessa sera è stata aggredita brutalmente da un cliente un’altra trans Natalì, altra protagonista del caso Marrazzo.

A parlare della trans suicida Roberta, è un’amica di nome Rachele che fu già testimone subito dopo lo scoppio del caso Marrazzo;

L’amica Rachele fa delle confessioni shock, sentiamole:

Roberta aveva avuto un anno fa un problema con quei quattro carabinieri coinvolti nell’inchiesta sul presunto ricatto a Marrazzo in particolare con Carlo Tagliente (ora ai domiciliari), che la vessava per una questione di documenti e di permesso di soggiorno”; poi parla del trans Brenda ed aggiunge: “…mi ha sempre detto che qualcuno voleva ammazzarla e che per questo si sarebbe uccisa lei per prima; tanto che a volte, davanti a me, sbatteva la testa al muro nei suoi momenti di disperazione”.

Dichiarazioni come al solito molto importanti quelle di Rachele, che conferma la conoscenza esistente tra i carabinieri del caso Marrazzo e la trans suicida Roberta.

Intanto la Procura di Roma, apre un’altro fascicolo d’indagini relative a questo suicidio, poichè ritiene con molta probabilità che si possa ricondurre ai protagononisti del noto caso Marrazzo.

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