Cile: 33 minatori sepolti vivi per 4 mesi

I 33 minatori cileni rimasti sepolti da un crollo in miniera più di una settimana fa sono vivi. E questa è la buona notizia: i soccorsi con una sonda sono riusciti a raggiungere i 700 metri di profondità sotterranea dove si trovano e a comunicare con loro.

Le operazioni per liberarli, però, non dureranno meno di 3 mesi. Sembra un incubo ma è la realtà: sotto metri e metri di roccia i superstiti riceveranno cibo e acqua attraverso la sonda e dovranno attendere fino a Natale per rivedere la luce.

Anche ministro Laurence Golborne,  ha parlato con i 33 minatori constatando un buon stato d’animo, dal loro grido “Viva il Cile”: solo uno è boliviano, gli altri tutti cileni. Il problema sarà mantenere l’equilibrio psicologico degli uomini, costretti ad uno spazio di 50 metri quadri al di là dei problemi di nutrizione e cura.

E per di più rischiano di tornare in superficie da disoccupati: la San Esteban, società per cui lavorano e proprietaria del campo-miniera è infatti in gravi difficoltà economiche, tanto da aver rilasciato una dichiarazione per mezzo del suo portavoce sul fatto di non sapere se avrebbero potuto continuare a pagare per il servizio sanitario nazionale e per gli stipendi.

Ma sulla prigionia nel pozzo interviene il magnate cinleno Leonardo Farkas, patron della compagnia mineraria Santa Fe, con la promessa di un assegno da cinque milioni di pesos per le famiglie dei minatori per ogni operaio che riuscirà a farcela.

Si tratta di circa 7600 euro ai quali però aggiunge una promessa: il tentativo di coinvolgere altri imprenditori del settore per avere un milione di dollari a sopravvissuto.

Così, chi si salverà, non sarà mai più costretto a lavorare per vivere.”

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