Cop21: Trump ritira gli USA dagli Accordi di Parigi. Quale futuro per il Pianeta?

Alea iacta est. Se in occasione del G20 dello scorso settembre ad Hangzhou, in Cina, eravamo di fronte alla simbolica immagine del Presidente Barack Obama che consegnava nelle mani del Segretario Generale ONU Ban Ki-moon la ratifica, a nome degli USA, dello storico accordo internazionale, denominato Cop21, firmato a Parigi il 12 dicembre 2015 da 196 Paesi per il contrasto al climate change e al global warming, il G7 di Taormina del 26 e 27 maggio è stato il palcoscenico del ritiro definitivo e ineluttabile, dal 2020, degli Stati Uniti dallo stesso. L’arcano che ha portato a un cambio così radicale di posizione è presto detto, e in tutta probabilità più che noto: le elezioni presidenziali dell’8 novembre hanno avuto come responso la sconfitta della candidata democratica Hillary Clinton, che prometteva continuità col suo predecessore anche sulle politiche ambientali, per una vittoria invece di Donald Trump, che come core business del suo programma ha posto il superamento di quegli Accordi per abbracciare posizioni negazioniste in materia di mutamenti climatici. Da qui, il passo verso la drammatica sottrazione del secondo Paese maggiormente responsabile delle emissioni climalteranti è stato brevissimo, nonostante resistenze d’eccezione, come quelle della figlia del Presidente, Ivanka, influente consigliera politica alla Casa Bianca ed esponente notoriamente più liberal del cerchio magico del Capo dello Stato.

Cosa prevedono gli Accordi di Parigi?

Gli obiettivi cui si sono impegnati i Paesi firmatari sono: restare al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, quindi scongiurare l’aumento di 1,5 gradi delle temperature; ridurre le emissioni di gas serra per arrivare, nella seconda metà del secolo, a un sostanziale equilibrio con le emissioni da attività umane; produrre una rendicontazione costante dei progressi fatti, in forme di estrema trasparenza tra i Paesi; sostegno finanziario, di 100 miliardi di dollari, dei Paesi più sviluppati verso quelli emergenti per affrontare la transazione. Il consumo di combustibili fossili dovrebbe quindi passare dall’86 al 50%; il peso del carbone nel portafoglio energetico globale dal 30 al 12%; quello dell’olio combustibile dal 32 al 22%; quello del gas naturale dal 24 al 15%.

Risvolti economici

Sì: quello che tanti anti-ambientalisti fanno ancora fatica e realizzare è che ecologia e redditività economica sono ormai sinonimi. Basti pensare che Tesla, azienda della Silicon Valley produttrice di solo auto elettriche, ha superato nelle quotazioni di Borsa la Generale Motors, o che addirittura la Exxon, una delle principali imprese petrolifere, si è fatta portavoce presso la Casa Bianca del fronte favorevole al mantenimento di Cop21. Green , Blue, Circular: l’economia del futuro passa da qui.

Risvolti politici

A contro-replicare alla decisione di Trump di ritirare gli USA dagli Accordi di Parigi sono subito stati due tra i più importanti Stati della Federazione USA: lo Stato di New York ha annunciato che continuerà a rispettare il contenuto degli accordi, e la California, la più ricca dei 50, si è data obiettivi ancora più ambiziosi. Nello scenario geopolitico mondiale, questo atto segna un’acquistata maggiore centralità della Cina, che con gli States condivide il primato nelle emissioni inquinanti, e che oggi è in prima fila nella difesa e implementazione di Cop21. Infine, l’Unione Europea, con alla guida l’asse tra il neo Presidente francese Macron e la Cancelliera tedesca Merkel, ha trovato finalmente un’inedita compattezza. All’indomani del G7 di Taormina, ha fatto molto parlare di sé la dichiarazione della Capa di Governo tedesca , secondo cui, non potendo più contare sul rapporto privilegiato con gli USA, l’UE dovrà imparare a fare affidamento solo sulle proprie forze, alludendo al completamento di quell’unione politica finora sempre evocato e mai realizzato. Sarà la volta Buona?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *