Crisi: districarsi sull’ottovolante dei listini

Le turbolenze finanziarie di questi mesi hanno riportato rapidamente in auge tra i risparmiatori la domanda: come faccio a evitare disastri? Devo vendere? Comprare? E su cosa investire?

Anticipando questo interesse, i giornali sono stati prodighi di consigli, informazioni e avvertimenti. Ma l’impressione che si ha è che per molti investitori questi consigli siano tardivi, forse validi per il futuro ma non per il presente attuale.

Per molti risparmiatori viaggiare attraverso queste turbolenze finanziare è un pò come trovarsi su un aereo nel pieno di una forte perturbazione atmosferica, con l’apparecchio che inizia ad andare su e giù. Gli piacerebbe scendere ma non possono e dentro di loro avvertono il pentimento per aver deciso di viaggiare in aereo.

Non avendo nessun modo per risolvere il problema corrente pensano al futuro e si ripromettono che, se mai ne usciranno vivi, quello sarà l’ultimo volo. Chi ha investito pesantemente in azioni o ha una forte posizione in titoli del debito pubblico italiano, o ha comprato titoli bancari deve provare un simile sentimento.

Che fare? Uscire dall’investimento è un pò come buttarsi dall’aereo. Non fare niente equivale ad attaccarsi ai braccioli e soffrire l’amaro sapore delle perdite già subite e della paura che queste aumentino col tempo. In momenti come questi si pagherebbe volentieri per ottenere validi consigli e infatti molti chiedono, leggono, si consultano.

Può la teoria finanziaria venirci in soccorso e darci lumi su come orientarci oggi? Pur deludendo le aspettative di molti sull’utilità delle teorie, la risposta è: non molto. Ma può aiutarci a capire meglio il presente per decidere meglio in futuro.

Una delle lezioni più importante e non controversa che la teoria finanziaria ci regala è che il meglio che possiamo fare quando decidiamo i nostri investimenti in attività che comportano del rischio è investire nel modo più diversificato possibile, evitando di concentrare l’investimento in una singola impresa, azione, comparto finanziario, titoli di uno stato sovrano (anche se all’apparenza solido) o nell’obbligazione di una sola banca, anche se grande.

Detenere un portafoglio diversificato non elimina il rischio dunque, ma lo può ridurre di gran lunga. Chi ha investito in un solo titolo bancario, può aver perso anche intorno al 50% rispetto al picco del febbraio scorso.

Se avesse investito nell’indice del comparto bancario avrebbe contenuto la perdita al 42% e l’avrebbe contenuta ancor di più (intorno al 30%) se avesse investito nell’indice Mib rappresentativo del mercato azionario italiano.

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