Crisi economica: agli italiani resta “l’ultima speranza”

Da un po’ di tempo a questa parte, la situazione economica italiana non è delle migliori. Da quando l’euro è entrato in circolazione e fino ad oggi, il popolo italiano non fa che lamentarsi.

E tali lamenti (che ormai sono grida di disperazione) riguardano l’aumento dei prezzi, l’abbassamento del “valore d’acquisto” degli stipendi, la difficoltà o quasi l’impossibilità, per una famiglia, di arrivare a fine mese con mille euro o poco più.

Sono anni, oramai, che la Destra e la Sinistra italiana non fanno altro che accusarsi vicendevolmente di essere la causa di queste difficoltà economiche, senza trovarvi soluzioni adeguate.

Ora che a questa situazione si è aggiunta la crisi economica mondiale, sembra proprio che agli italiani non resti che una sola speranza: i concorsi a premi.

A partire dal Superenalotto e le sue cifre astronomiche, passando per altri concorsi a premi ed arrivando fino a ben più umili possibilità di vincita “immediata”, ormai l’italiano medio sembra non riuscire a vedere altra luce che quella della possibile “vincita” di uno (almeno uno) di queste migliaia di concorsi.

Ma in una tale situazione, come si suol dire, tutto fa brodo: oltre al “gioco d’azzardo“, infatti, anche i cosiddetti “concorsi a punti” sono molto di moda tra il popolo del tricolore.

Da grandi catene di supermercati a piccoli negozi, da aziende alimentari ad aziende di cosmetici e abbigliamento: ovunque ci sia la possibilità di vincere qualcosa, che sia grazie ai punti o grazie ad un’estrazione, migliaia di famiglie italiane sono lì a parteciparvi. Anche se la vincita consiste in un semplice “set di posate”.

Ma d’altronde, chi può dar loro torto? Quando il “duro lavoro” di un operaio porta frutti solo  “all’elite” già ricca del Paese, la quale continua ad accumulare beni a dismisura (alla faccia di tutti), quale ultima speranza di riscatto rimane all’italiano medio, a parte l’aiuto della Fortuna? A parte l’iniziativa patetica dei concorsi a punti, che le aziende mettono in palio chiamandoli “regali“? A parte le promesse di molte banche o istituti di credito che, con fare consolatorio, dicono di essere lì per aver cura di noi?

Così, come dei teneri bambini scontenti e indifesi, non possiamo far altro che gettarci tra le braccia della Dea Bendata o di chi, facendone le veci, sembra voler prendersi cura ( o forse gioco) di noi e risolvere i nostri guai. Tra le braccia di chi, con un misero contentino di vane speranze e false promesse, ci fa sentire amati.

“Fratelli d’Italia!”…Poveri noi!

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