Decreto legge sulle intercettazioni, primo passo indietro del governo

Prima frenata del governo nei confronti del discusso decreto legge sulle intercettazioni, ormai comunemente chiamato legge bavaglio.

La maggioranza ha, per adesso, deciso di mettere da parte l’emendamento che colpisce principalmente i giornalisti e che comportava il rischio dell’arresto fino a due mesi, o il pagamento di un’ammenda dai 2.000 ai 10.000 euro, nel caso in cui avessero pubblicato atti di un procedimento o intercettazioni prima di un rinvio a giudizio.

Tuttavia l’opposizione, così come i maggiori organi di informazione e la popolazione web che si è mobilitata in massa, richiede che venga abolito l’intero articolo. La commissione giustizia del senato ha infatti già approvato che venga condannato al carcere chi pubblica “atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione” o “intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche”, oltre ad una multa per gli editori che può andare dai 64.500 ai 464.700 euro.

Gli ultimi a schierarsi contro questo decreto sono stati Ficarra e Picone, durante la trasmissione “Striscia la notizia”, e SkyTg24, che ha dichiarato di essere disposta a ricorrere addirittura alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il decreto lunedì verrà esaminato ulteriormente dalla commissione Giustizia del Senato, prima di passare in discussione al Senato e, successivamente, alla Camera.

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