Dirty Dancing a Torino: proteste a teatro

Non tutte le donne torinesi hanno festeggiato l’8 marzo in modo adeguato. Alcune, anzi, hanno speso fra i 30 e i 40 euro per assistere ad uno spettacolo, o almeno ad una parte di esso, a dir poco indecoroso.

Al teatro Colosseo di Torino la sera di lunedì è andato in scena, ad opera di una compagnia inglese, uno pseudo musical dal nome “A night of Dirty dancing” evidentemente ispirato al noto film che, uscito nel 1987, aveva come protagonisti Patrick Swayze e Jennifer Grey. Chi pensava di festeggiare la festa della donna rivivendo le romantiche emozioni di quel lungometraggio ha dovuto assistere ad un raffazzonato spettacolo, dove scene tratte dal film scorrevano sullo sfondo e un gruppo di sgraziati, quanto poco in forma, ballerini improvvisavano surreali scenografie sul palco cercando, vanamente, di coinvolgere il pubblico in balli stile villaggio turistico.

Il risultato è stato che un nutrito gruppo di spettatori, ovviamente in maggioranza donne, alla fine del primo tempo si è recato imbufalito alla cassa per richiedere il rimborso dell’oneroso biglietto. La protesta è montata non per una questione di gusti, ma per l’evidente non professionalità dello spettacolo spacciata (e pagata) invece per tale.

La direttrice del teatro si è giustificata sostenendo di aver esclusivamente affittato la sala alla compagnia e quindi di non poter effettuare nessun tipo di rimborso che, di conseguenza, è stato richiesto agli organizzatori che decideranno se accoglierlo o meno.

Al di là del condivisibile malumore degli spettatori ci si chiede come un teatro di Torino importante come il Colosseo possa essere così superficiale da non supervisionare gli spettacoli che mette in palinsesto, se non per buon gusto e rispetto per chi paga il biglietto, almeno per salvaguardare il proprio buon nome.

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