Disoccupazione giovanile ed emigrazione di massa

La crisi economica degli ultimi tempi sembra aver spazzato via anche le speranze di una gioventù che fatica a entrare nel mercato del lavoro. Frustrata da una condizione di ansia e di inquietudine che aumenta via via che le opportunità occupazionali si restringono ai privilegiati e ai raccomandati.

I dati sono allarmanti e parlano di una disoccupazione giovanile giunta ai massimi livelli. A cui si aggiungono le fredde statistiche che descrivono i ragazzi come sfiduciati da una mondo in cui le vie istituzionali sono diventate obsolete, con centri per l’impiego e agenzie interinali tramutati in reperti burocratici inefficienti e privi di valore.

Una situazione di precariato che sta spingendo molti giovani a <<fuggire>> all’estero. A ripercorrere le orme dei loro antenati che emigravano in America o in Europa per cercare un futuro migliore. Ma con l’unica differenza che i giovani di oggi non impugnano una valigia di cartone, ma una laurea sotto il braccio.

Un esodo di massa che impoverisce l’Italia e davanti al quale perfino un genitore si trova nella difficoltà di capire che consiglio impartire ai figli: se restare o scappare. E il conflitto si risolve quasi sempre incoraggiando il ragazzo a laurearsi e a partire per un Paese in cui le opportunità di lavoro sono migliori, ammesso che lo si trovi davvero.

Ma crescere i figli e fare enormi sacrifici per garantire loro un’istruzione scolastica senza nessun’altra prospettiva che non sia poi quella dell’emigrazione a tutti i costi, segna il fallimento di un Paese che, dopo aver dissipato le sue risorse finanziarie, sta bruciando adesso anche le sue risorse umane.

 

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