Elezioni regionali 2010: emanato il decreto salvaliste

Da giorni il primo argomento dei media italiani e’ il cosiddetto pasticcio delle liste elettorali del Partito della Liberta’, il quale, come e’ noto, e’ il principale partito della coalizione di governo.

In Lombardia e nel Lazio le liste di questo partito sono state escluse dalla competizione per mancanza del numero di firme necessarie nel primo caso, e per la mancata presentazione materiale nel secondo.

Sin dall’inizio la tentazione per la maggioranza di governo di farsi un provvedimento legislativo ad hoc, che la liberasse dal pasticcio in cui essa stessa, per propria incapacita’, si era cacciata, e’ stata forte.

Ieri sera alla fine si e’ ceduti e il provvedimento e’ stato emanato.

E’ stato presentato come un decreto interpretativo, volto, si e’ detto per facilitare il lavoro dei giudici chiamati a decidere sui ricorsi.

In particolare si prevede che:

  1. i termini di presentazione delle liste si basino anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si dimostri la circostanza; che si era presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge;
  2. che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni;
  3. il terzo prevede che al Tar possano ricorrere le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al tribunale amministrativo solo dopo il voto. Uno dei timori del Pdl era infatti che il Tar del Lazio facesse riferimento ad una pronuncia del Consiglio di Stato che prevede che non si possano esaminare ricorsi in materia elettorale nel mese che precede il voto;
  4. il decreto si applica già alle prossime Regionali.

Il Partito delle Liberta’ si era messo nei guai da solo, in quanto incapace di presentare in modo regolare le proprie liste per partecipare alle competizioni elettorali, il che la dice lunga sul grado di preparazione del personale chiamato a svolgere questi compiti. In particolare si resta ancora di piu’ sconcertati nel leggere che i legali dello stesso partito sono arrivati in ritardo in occasione dell’udienza del Tar in Lombardia, al punto che hanno dovuto chiamare il personale del tribunale per riaprire i cancelli chiusi nel normale orario di chiusura.

Il decreto ha, come prevedibile, suscitato le proteste delle opposizioni che hanno gridato al golpe, ai brogli, ma la figuraccia fatta dalla coalizione di centro-destra e’ evidente, anche se si cerchera’ di porre rimedio con questo provvedimento salvaliste.

Si resta esterreffati innanzi a queste palesi prove di incapacita’, pressappochismo in chi e’ chiamato a reggere l’attivita’ di governo del Paese, segno di una degenerazione del livello di preparazione del personale politico davvero preoccupante.

Ed e’ stato penoso vedere i maggiori esponenti di quel partito in questi giorni a fare appelli affinche’ prevalesse la sostanza sulla forma o, addirittura, gridare che si metteva in discussione il diritto al voto degli italiani, per uno stato di cose dovuto a comportamenti sballati del prprio personale politico.

Prevale, negli utlimi tempi, nel nostro Paese, una certa subcultura per la quale si considerano le regole e le leggi un inutile ostacolo burocratico all’azione politica necessaria per la risoluzioni dei problemi.

Brutta strada sulla quale ci si e’ incamminati da tempo, con inevitabili conseguenze sul livello generale dell’etica pubblica.

L’auspicio e’ che si inverta la rotta al piu’ presto, altrimenti gli effetti di tutto questo non sono assolutamente prevedibili,ma certamente nuociono all’immagine e agli interessi economici del Paese.

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