Facebook: “Places” localizza la posizione degli amici

Quante volte, andando in un determinato posto, si spera di incontrare qualcuno che conosciamo? O magari di non incontrare nessuno? Quante volte si resta sorpresi nell’incontrare un amico in un posto in cui non ce l’aspettavamo?

Ma ora, grazie ad un telefonino e a Facebook, non ci saranno piu sorprese, visto che si potranno localizzare gli amici nelle vicinanze, ovunque ci si trovi!

A partire da oggi, infatti, grazie al servizio “Places“,  si potrà autorizzare Facebook a tenere traccia della propria “posizione geografica” e comunicarla agli amici che vorranno conoscerla.

Se, per esempio, vi trovate ad un concerto, vi basterà selezionare il luogo da una lista e scoprirete se c’è un conoscente nelle immediate vicinanze.

Oppure, avete un appuntamento con un amico ritardatario per antonomasia?  Basta un click e saprete se sta per arrivare o è ancora a casa a gingillarsi.

Ovviamente, per tutelare la privacy, Facebook consente di scegliere a chi comunicare la propria posizione.

Il servizio  sfrutta il sistema GPS ed è dedicato ai soli telefonini. Basta scaricare l’ultima versione di Facebook per smartphone o collegarsi  al sito dedicato. Per il momento, Places è attivo solo negli Stati Uniti, ma ben presto si estenderà in altre Nazioni.

L’ingresso di Facebook nel settore della geolocalizzazione darà sicuramente filo da torcere agli altri prodotti dedicati, come Foursquare e Gowalla, ma soprattutto creerà tanti altri dibattiti sulla questione della privacy.

Un servizio così innovativo, infatti, ha sicuramente una grande utilità, ma crea anche molti interrogativi:

è giusto consentire ad un network di prelevare e utilizzare informazioni sulla propria posizione, i propri spostamenti? E’ giusto condividere su internet  queste ulteriori informazioni sulla propria vita (come se non se ne condividessero già abbastanza)?

Cosa ne sarà della “vita privata“, quell’alone di mistero che è giusto che aleggi intorno ad ogni essere umano e che rende i rapporti sociali complessi, dinamici, articolati…UMANI, insomma?

Caro George Orwell, ciò che i tuoi posteri si augurano è che la società di cui parlavi resti sempre e solo un parto della tua fantasia. E che nessuna “Polizia del Pensiero” arrivi mai a controllarci tramite i nostri smartphone.

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