Farmaco a forma di chip arriva dal MIT a opera di Langer e Cima

Ci lavorano da ben quindici anni, ma finalmente adesso possono dire di essere molto vicini all’obiettivo.

Robert Langer e Michael Cima, bio-ingegneri appartenenti al celebre colosso universitario statunitense M.I.T., hanno infatti pubblicato sulla rivista ”Science Traslational Medicine” i dati relativi alle prime sette donne cui è stato impiantato un micro-chip per la somministrazione giornaliera di un farmaco contro una grave forma di osteoporosi per un intero anno.

Il rilascio è stato modulato in base a una valutazione fatta dai medici, a distanza, mediante un pc o un cellulare e il risultato è stato molto positivo: le donne hanno mostrato segni di miglioramento e valori di farmaco del tutto analoghi a quelli che si ottengono quando la terapia viene assunta in maniera tradizionale, tramite un’iniezione giornaliera.

Il chip, brevettato dalla start-up MicroChips degli stessi Cima e Langer, è il primo che dispensa farmaci ‘on-demand’ e soltanto attraverso connessioni wi-fi, e sta suscitando un interesse enorme per vari motivi. Può infatti contenere fino a quattrocento dosi di farmaco e, se in questo caso il principio attivo era soltanto uno, già si pensa di mettere a punto assortimenti di molecole ad esempio per le persone anziane, che molto spesso devono assumere più terapie in un giorno e non sempre riescono a farlo al meglio.

Inoltre, potrebbe migliorare molto la terapia di patologie croniche come quelle cadiovascolari, la sclerosi multipla e il cancro, garantendo anche a chi ha una mobilità compromessa la giusta assunzione di cocktail di farmaci. Infine il chip, grande quanto un ‘pacemaker’, si inserisce mediante una procedura in anestesia locale che non dura più di mezz’ora. I primi chip potrebbero essere lanciati sul mercato entro cinque anni.

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