Fenomeno Bike-Sharing in crescita: l’Italia vuole emulare Barcellona

Per la corsa al bike-sharing, Barcellona appare in fuga ma il gruppone delle italiane è sempre più numeroso. Infatti, per quanto riguarda il servizio di biciclette pubbliche, il capoluogo catalano pare inarrivabile grazie ai suoi sei mila mezzi, un terzo in più rispetto a quello che si contano nella nostra Penisola.

L’abitudine di affidarsi alle due ruote comunali si sta però diffondendo, seppur lentamente, anche da noi. Da uno studio pubblicato a fine febbraio da Eco-Logica, ditta pugliese di ingegneria e consulenza ambientale, emerge infatti che sono sempre di più le città italiane dove si possono trovare i parcheggi delle bici pubbliche.

E non solo al Nord: la prossima new entry sarà Palermo, dove entro l’estate dovrebbero arrivare ben 200 biciclette. Resta da capire se lo sviluppo continuerà nonostante la crisi economica. Il bike-sharing consente di non inquinare, ma non è certo gratuito per i Comuni, già alle prese con grossi tagli al bilancio. Ecco perchè tra gli addetti ai lavori si discute di quale sia la tecnologia migliore. Meccanica o elettronica?

Nel primo caso, l’utente acquista una chiave che inserita nel posteggio libera la bicicletta identificandolo. Il secondo caso si basa invece su una scheda magnetica che, avvicinata al display del parcheggio, mette a disposizione una bici. Il sistema meccanico ha il vantaggio di essere più economico per l’utente, di avere costi di installazione e manutenzione minori per il Comune e di non richiedere energia.

Di contro è più scomodo, considerando che grazie alla scheda è ad esempio possibile riconsegnare il mezzo in qualsiasi posteggio della città; inoltre, essendo spesso gratis per i cittadini, non assicura alcun ritorno economico diretto per il Comune. In Italia, dove il maggior numero di biciclette è controllato elettronicamente, si dividono il mercato due aziende: la ravenate ”C’entro in bici”, la quale propone il sistema meccanico e la piemontese ”Bicincittà”, specializzata nella tecnologia elettronica. Soltanto il Comune di Milano ha deciso di affidarsi a un altro nome, quello dell’americana ”Clear Channel’‘, lo stesso scelto da Barcellona.

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