Francobolli: “Italia al Lavoro” la prima serie ordinaria repubblicana

Era il 20 ottobre del 1950 quando Poste Italiane mise in vendita agli sportelli filatelici la prima serie ordinaria completamente realizzata nell’età repubblicana dal titolo “L’Italia al Lavoro”: 19 immagini raffiguranti uomini e donne ciascuna dedicata ad una Regione italiana (Abruzzo e Molise hanno formato un’unica Regione fino al 1963).

Per la prima volta dopo anni di re, imperatori, simboli e allegorie, una serie che faceva emergere la gente comune, nello specifico i lavoratori italiani da nord a sud. La scelta fu un esplicito richiamo ad uno dei valori fondanti della neonata Repubblica Italiana: il lavoro, appunto, richiamato nel primo articolo della Carta Costituzionale, ma allo stesso tempo fu sottolineata la realtà di ogni giorno di un Paese che non era più in guerra.

I 19 soggetti della serie sono stati tutti realizzati da Corrado Mezzana che già in occasione del concorso per la serie Democratica aveva presentato i bozzetti successivamente scartati.

Sarebbe stato l’allora Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Angelo Raffaele Jervolino, noto estimatore di Mezzana a rispolverare quei bozzetti e a spingere per la messa in vendita di una nuova serie che sostituisse la precedente.

I francobolli furono tutti emessi in un nuovo formato, il doppio della precedente serie ordinaria. Ogni valore abbinava il lavoro ad una veduta del paesaggio che sintetizzava il patrimonio paesaggistico, artistico e storico delle Regioni Italiane.

La serie fu autorizzata con Decreto Ministeriale del 6 febbraio 1950 e i valori furono posti in vendita dal 20 ottobre del 1950 in 19 tagli per affrontare tutte le possibili combinazioni tariffarie nazionali e internazionali. I valori persero validità postale il 31 marzo del 1958.

La distribuzione dei valori fu fatta geograficamente secondo la Regione rappresentata, da nord a sud o viceversa, ed i mestieri raffigurati si muovevano intorno a tre attività: quelle artigianali, quelle marinare e quelle agricole.

Il primo esemplare da cinquanta centesimi di lire mostra un fabbro nella sua fucina in Val d’Aosta con sfondo il Castello di Bard.

Il valore di una lira è dedicato al Piemonte, raffigura un meccanico vicino ad un banco con una morsa mentre ripara un’automobile nella sua officina e sullo sfondo l’Abbazia detta Sagra di San Michele.

Il francobollo da due lire rappresenta un capomastro lombardo che mette la chiave di volta al sommo di un arco poggiato su due pilastri e la Basilica di Sant’Ambrogio, nonché il Duomo di Milano a fare da sfondo.

La Toscana e Firenze con il Palazzo della Signoria si scorgono dalla bottega di un artigiano che lavora la ceramica al tornio nel valore da cinque lire.

Il francobollo da sei lire, è dedicato ad Abruzzo e Molise, unica Regione fino al 1963: sono rappresentate una ricamatrice al tombolo ed una massaia che porta la “mezzina” dell’acqua in testa, sullo sfondo una veduta di Scanno.

Il valore da 10 lire, che chiude il primo gruppo dedicato agli artigiani, è dedicato alla Calabria raffigura una tessitrice sullo sfondo il Golfo di Gioia e si scorge la costa di Bagnara Calabra.

Il secondo gruppo dedicato alle attività marinare disposto da nord a sud partendo dal Veneto con il valore da dodici lire dove un marinaio è al timone della sua imbarcazione e, in lontananza, il Palazzo Ducale ed il campanile di San Marco a Venezia.

La Liguria nel valore di quindici lire è rappresentata da un maestro d’ascia, mentre in alto c’è il Castello di Rapallo.

Il pescatore che ritira la sciabica ed il Vesuvio sul Golfo di Napoli è rappresentato nel valore da venti lire dedicato alla Campania.

Il terzo gruppo rappresenta le attività agricole con un richiamo geografico inverso, cioè da sud a nord. Il viaggio riprende dalla Sicilia nel valore da venticinque lire dove una donna raccoglie arance, sullo sfondo il Monte Pellegrino.

La vendemmia nel valore da trenta lire per la Puglia è un soggetto femminile che porta sul capo una cesta piena d’uva, sullo sfondo il Castel del Monte ad Andria, l’opera medievale capolavoro dell’architettura sveva su base ottagonale voluto da Federico II.

Le olive sono rappresentate nel francobollo da trentacinque lire dedicato alla Basilicata, ancora una donna nei pressi del Tempio greco di Metaponto.

Il Lazio è rappresentato nel francobollo da quaranta lire: un carrettiere impegnato su una antica strada romana, in secondo piano si scorgono un acquedotto romano.

La Sardegna appare nel valore da cinquanta lire dedicato al pastore ed al suo gregge, sullo sfondo un nuraghe, tipica costruzione preistorica formata da grossi blocchi di pietra tipica del paesaggio sardo.

L’aratro con sullo sfondo il convento di Assisi rappresenta l’Umbria sul valore da cinquantacinque lire.

Le Marche nel valore da sessanta lira viene rappresentata da un carro tirato da buoi ed il palazzo ducale di Urbino.

L’Emilia Romagna ha un valore da sessantacinque lire che mostra una sorridente raccoglitrice di canapa e sullo sfondo l’Abbazia di Pomposa.

Il Friuli Venezia Giulia sul valore da cento lire viene rappresentato attraverso il granoturco e due contadine nella grande cucina di una casa colonica: questo è l’unico soggetto ritratto in uno spazio chiuso.

Sul valore da 200 lire, invece, in primo piano c’è il legname, la maggiore fonte di reddito per la gente del Trentino Alto Adige: si vede un uomo all’opera con sullo sfondo le torri del Vajolet.

Sarà però una serie che con il tempo presenterà dei limiti dati dal formato e soprattutto dal numero chiuso dei valori perché già nel 1951 le nuove tariffe postali in vigore dal primo agosto richiederanno un francobollo da tredici lire per le lettere a metà tariffa di militari e sindaci ed uno da ottanta lire per la lettere semplice raccomandata. Sarà quindi impossibile adeguarsi per mancanza di nuove regioni, non certo di altri lavori.

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