Frane in Calabria: video inquietante frana Vibo Valentia

Il flagello della Calabria, negli utlimi anni, si chiama pioggia. L’inquietante video di questo post, testimonia, in maniera eloquente, il dramma di una terra abbandonata a se stessa da decenni, nella quale non esiste un minimo di governo e strategia in nessun settore.

In particolare nel caso del governo del territorio l’incuria e il menefreghismo sono stati gli assoluti protagonisti. Deforestazioni selvaggie, abusivismo edilizio e colate di cemento in quantita’ industriale hanno violentato il territorio. Il risultato sono centinaia e centinaia di movimenti franosi in tutta la regione, i quali hanno distrutto edifici, strade, infrastrutture.

La situazione e’ talmente grave che le scene di distruzione si regiatrano anche nel caso in cui, come in questi giorni, non ci sono state piogge torrenziali di quantita’ eccezzionale, ma una lunga pioggia invernale, la quale inzuppando i terreni, ha messo in evidenza le situazioni di potenziale pericolo, che caratterizzano l’intero territorio calabrese.

Troppo spesso la stessa popolazione ha ignorato le piu’ elementari regole di prudenza nella costruzione delle proprie case. Al grido “dotiamoci di un tetto” si e’ costruito ovunque:sotto i costoni delle montagne, negli alvei dei fiumi, in riva al mare. Tutto questo consapevolmente e con la interessata complicita’ di tecnici e amministratori pubblici e nella generale inerzia degli organi di controllo siano essi amministrativi o dotati di una qualsiasi divisa.

Il tempo delle lacrime e’, adesso, solo la naturale conclusione di un comportamento dissennato durato decenni. Certo, umanamente, dispiace vedere famiglie, che restano senza un tetto, dopo avere costruito con grandi sacrifici nei terreni comprati con i risparmi di uan vita, ma non si puo’ porre mente al fatto che i nodi vengono al pettine, se tu costruisci dove per secoli e’ passata l’acqua, se tu tagli gli alberi e sotto la montagna fai una casa, prima o poi, la natura si impossessa di cio’ che le e’ stato tolto, e, diventano conseguenti le scene di questi giorni.

Le uniche considerazioni, che vengono in mente, spaziano nell’antropologico per cercare di capire il comportamento di intere popolazioni, le quali vivono solo il presente dimenticandosi del passato e non programmando in alcun modo il futuro, poiche’ i movimenti franosi non sono fenomeni imprevedibili come i terremoti, ma il risultato di politiche folli nel campo dell’edilizia e di manutenzione del territorio, di cui alla fine il conto salato lo paga la stessa gente, la quale in principio e per sua convenienza, ha ignorato le elementari condotti di prudenza e nuon senso.

Alla fine restano solo le lacrime e i milioni di euro che saranno spesi per cercare di arginare l’emergenza.

Ma, a poco servira’ il tutto, se non ci sara’ un cambiamento culturale di tutto il sistema Calabria, il quale si attarda in questioni di lana caprina, mentre tutto crolla, e non solo in senso metaforico, purtroppo!

One Response

  1. gina 17 febbraio 2010

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