Gatti in carcere: detenuti meno aggressivi

“Ero sempre solo nel buio della notte. Ora ho un corpo morbido che si rannicchia contro di me e dorme fra le mie braccia. Questo gatto mi ha rubato il cuore e mi ha cambiato la vita”.

Chi parla è Frankie un detenuto del carcere di Pollsmoor in Sud Africa che ospita un gran numero di criminali e una nutrita colonia di gatti randagi che ha innalzato la qualità della vita di tutti prigionieri.

All’inizio i felini si sono arrampicati spontaneamente sulle lenzuola che i carcerati lanciavano dalle finestre per condividere il cibo con loro. Poi, i funzionari del carcere hanno deciso di accogliere i gatti in pianta stabile e di avviare un serio programma di pet therapy che consiste nell’affidare ai detenuti che ne fanno richiesta un gatto da accudire.

Secondo gli psicologi del carcere, da quando è stato avviato il programma sono drasticamente diminuiti gli episodi di violenza all’interno del carcere. Per garantire il benessere degli animali vengono applicate severe norme ed è permesso ai detenuti di portarsi a casa i loro animali quando vengono rilasciati.

A onor del vero, la prima ad accorgersi degli effetti benefici dei gatti nei prigionieri, fu la dottoressa Nadine Nef che alla metà degli anni ottanta sperimentò la cat pet terhapy nel carcere di Saxerriet in Svizzera.

Nella sua relazione, pubblicata di recente, si legge che alla fine della lunga sperimentazione risultò che i detenuti del carcere che avevano adottato un gatto, affrontavano meglio la solitudine e sviluppavano un maggior senso di fiducia, questo perché l’animale offriva a questi uomini la possibilità di mostrare e dare affetto in un ambiente solitamente ostile.

Secondo gli psicologi, i gatti sono più adatti dei cani a instaurare legami con persone nevrotiche poiché sono emotivamente più stabili, mentre i cani tendono ad assumere gli aspetti emotivi dei loro proprietari compresa una versione canina della nevrosi.

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