Giappone: election’s day! Dopo cinquant’anni un partito nuovo (e “democratico”)

Giappone elezioniQuesta sarà una domenica storica in Giappone. Il Partito Liberal Democratico (LDP) è stato al poter per più di cinque decenni, ma la recente recessione del paese, la peggiore dalla Grande Guerra ad oggi, rimescola le carte del potere…

Il governo del LDP ha vacillato soprattutto negli ultimi anni: gli ultimi tre primi ministri hanno dato le dimissioni dopo solo un anno di potere. Sappiamo bene, noi italiani, quanto sia difficile che un primo ministro dia le dimissioni… ma parliamo di una cultura molto diversa e molto più etica della nostra. La cattiva gestione della crisi economica ha spinto ripetutamente alle dimissioni tutti i premier degli ultimi anni.

Frasi di “scusa” verso il proprio elettorato, sono già sulle pagine dei giornali prima ancora del giorno cruciale delle elezioni: “Ci dispiace di non aver inviato un messaggio chiaro in questi ultimi anni”, o anche “Non siamo riusciti a mettere in chiaro le virtù del conservatorismo”. Frasi che fanno presagire il peggio per il partito uscente, ed anche una certa consapevolezza della situazione.

Il Partito Democratico del Giappone (DPJ) potrebbe vincere, come ha mostrato il giornale Asahi Shimbun che ha analizzato un campione di oltre 130.000 elettori, con 320 seggi su 480 della “Shugi-in“, la Camera dei Rappresentanti.

Dopo più di mezzo secolo di potere ininterrotto, il Partito Liberal Democratico (LDP) “sembra certo di subire una politica schiacciante” e potrebbe guadagnare poco più di 100 seggi.
Quello che preoccupa il governo uscente è che tali previsioni su questo possibile strapotere ai seggi, rischia di spingere verso una legislazione quasi monocratica, come avverte il ministro delle finanze uscente Kaoru Yosano, parlando del pericolo di un “partito di dittatura”.

Ma non tutti i conservatori danno credito ai numeri, e molti accusano il giornale Asahi Shimbun sulla lealtà dei sondaggi, tacciandolo di aver costruito tutto per il favore del levante partito democratico.

La risposta del giornale non si è fatta attendere, andando a precisare che circa il 40% degli intervistati erano indecisi o hanno preferito non scegliere nessuno dei due partiti. Un particolare in effetti non di poco conto.

Il leader dell’opposizione, Yukio Hatoyama, acclamatissimo nelle manifestazioni dai suoi sostenitori, è portatore di un messaggio di cambiamente filo-Obama: aumentare il salario minimo e scoraggiare l’assunzione tramite agenzie o contratti temporanei. Parliamo di una situazione tragica in giappone, dove la disoccupazione ha raggiunto i massimi storici e con essa anche il fenomeno dei senza tetto.

La settimana prossima sapremo se il nuovo Obama… ha gli occhi a mandorla.

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