Gli Afterhours a Sanremo 2009

Parafrasando il loro ultimo cd, I milanessi ammazzano il sabato, potremmo dire che i nostri post hippies hanno ammazzato il nazional popolare festival di San Remo, che bel dànno atroce hanno fatto al clichè del festival, cioè quello di ascoltare e vedere la solita solfa, melodica, neomelodica e quest’anno anche omofobica con la pseudo buonista canzone di Povia.

Grazie Paolo Bonolis per le tue scelte coraggiose, quelle di unire al solito brodino canoro la novità intelligente e rivoluzionaria. Se San Remo continua su questa strada non è detto che negli anni a venire la sua qualità possa aumentare.

Noi amanti e detrattori, soprattutto detrattori vogliamo un festival di qualità, che faccia parlare di se non solo per i testi banali delle canzoni di Zanicchi e Povia o perchè il grande Roberto Benigni le canta e le dice a destra e sinistra. No, per rivoluzione intendiamo la presenza della musica ed i nostri Afterhours col loro rock progresivo stile Genesis e Robert Fripp hanno dimostrato che in Italia c’è un vasto laboratorio di musica underground che deve uscire solo allo scoperto ed oscurare, perlomeno per una serata, 5 giorni i dinosauri della canzone italiana. A parte la nostalgia ma chi non è stufo del solito sound?

Una lode a Mina, Patty Pravo ma oltre cosa c’è? Il solito Bandiera Gialla, stereotipato. Vogliamo di più, benvenuti nel mondo a lustrini e paillettes cari Afterhours, Nikki Nicolai, Tricarico e mille altri per un San Remo di qualità ed alternativo. Dimenticavo, c’è un detto non trascurabile. Gli ultimi a San Remo saranno i primi in classifica. Vediamo se funzionerà anche stavolta.

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