Globalizzazione: il nuovo male

Anche le Iene confermano: la globalizzazione non ha portato a nulla di buono. Il poco lavoro e i pochi datori di lavoro che sono rimasti in Italia esportano la produzione in massa in altri paesi, come Polonia, Cina, India e tanti altri.

Siamo di fronte ad una catena che non avrà mai fine:

– si esporta il lavoro all’estero perché la manodopera costa di meno;

– all’estero non si oppongono perché hanno paura di rimanere senza lavoro…

Risultato? Tanta gente che lavora per due spicci e tanta altra gente senza lavoro.

E cosa succede invece nello spazio infinito di Internet?
L’outsourcing oramai è un fenomeno che ha contagiato tutti i paesi. Il primato va come tutte le cose agli Stati Uniti, che hanno pensato per primi di “esportare” i lavori via etere.

Per i datori di lavoro è facilissimo:
si iscrivono su siti web pieni di provider che offrono i loro servizi, e il datore di lavoro sceglie in base ad esperienza, costi, velocità e tanti altri fattori…
Ci sono sempre più iscritti in siti web come Elance.com o come oDesk.com.

Sembra tutto meraviglioso, in quanto chi non ha un lavoro può dedicarsi ad attività che gli sono congeniali, come la creazione di siti web e la programmazione informatica, che è un settore in cui la domanda continua a crescere rapidamente.

Ma non lasciamoci ingannare….è ovvio che anche lì vince chi offre un buon rapporto qualità/prezzo, e spesso la qualità vale più del prezzo che si propone.

Riassumendo abbiamo:
– da un lato un outsourcer che vuole ricevere determinati servizi a poco prezzo
– dall’altro lato un provider che pur di lavorare, finisce per farlo a dei prezzi da fame.

Finché ci saranno persone disposte a svendersi per guadagnare qualche euro, non troveremo mai un fine a questa asta al contrario, in cui il lavoro lo “vince” il prezzo più basso.

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