Governo Berlusconi, finanziaria: si toccano i soliti noti

La sensazione che hanno avuto molti italiani nell’informarsi sulla finanziaria che sta per essere approvata dal Governo Berlusconi, sembra essere confermata anche da un’articolo dell’ “Economist” del 10 settembre 2011.

Nell’articolo si legge che a pagare la crisi non sono certo stati i più ricchi. Infatti inizialmente l’esecutivo stava lavorando su un contributo di solidarietà che avrebbe colpito i redditi superiori a 90.000 euro, mentre oggi si parla solo di pochissimi contribuenti con un reddito uguale o superiore a 300.000 euro. Evidentemente si sarebbe andata a toccare troppo la base elettorale di questo esecutivo.

Quindi chi paga questa crisi? I soliti noti, i consumatori per esempio che vedono l’IVA aumentata dal 20 al 21%. I lavoratori dipendenti che si trovano per rappresaglia un articolo (l’ottavo) che permette un licenziamento più semplice. E infine le donne che lavorano nel settore privato, che vedono procrastinata l’età pensionabile da 60 a 65 anni.

Niente da dire se si parla di parità di trattamento nei sessi, ma quando si prendono questi provvedimenti bisognerebbe pensare alle persone, non solo ai numeri. E inoltre c’è lavoro e lavoro. Per i lavori usuranti per esempio è eccessivo forse portare l’età pensionabile a 65 anni.

Infine a pagare è anche il cittadino comune, non in termini di maggior esborso finanziario, ma vedendo i servizi degli enti locali già spesso troppo carenti. Infatti nella finanziaria c’è un grosso taglio agli enti locali, che sono quelli più vicini al cittadino, e che spesso sono l’unico volto dello Stato che sembra occuparsi di lui.

Le mani in tasca agli italiani, dal Governo Berlusconi, vengono messe e come.

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