Guida alla lettura dei testi della letteratura italiana: Carlo Emilio Gadda

Come “Leggere” Carlo Emilio Gadda

Più o meno nello stesso periodo in cui Vittorini pubblicava “Conversazioni in Sicilia” (1939),  Carlo Emilio Gadda (milanese, nato nel 1893) dava alle stampe “La cognizione del dolore” (1938). Gadda è uno scrittore che possiede una forte vena narrativa, che però accompagna costantemente a un’altrettanta notevole passione di saggista.

Lo scrittore milanese aveva fatto le sue prove generali già a partire dal 1931 con “La madonna dei filosofi”, dove la prosa poetico-narrativa si accompagnava, come dicevamo, a forme di scrittura tipicamente saggistiche. Siamo così già entrati nel “cuore” del problema Gadda: il suo linguaggio, il punto qualificante del suo mestiere di scrittore. Com’è fatta, in sostanza, la lingua di Gadda?

Volendo riassumere il tema in pochissime parole, potremmo dire che il suo è un linguaggio fortemente barocco, una sorta di sintesi e di amalgama tra l’espressione popolaresca e dialettale e la lingua colta, la lingua “dotta” della nostra più illustre tradizione letteraria: il tutto “reso” con una prosa “ritmica” che tende a sfociare nello stile “poetico”.

Facciamo un esempio, partendo da un’opera del 1957, che è un po’ il suo cavallo di battaglia, ” Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana”. La tecnica di Gadda è giallistica: è uccisa una donna, e pare che la ragione del delitto sia piuttosto “banale” e comune: una rapina. Le indagini della polizia iniziano subito, e il commissario Ingravallo, modesto ma molto sagace, si muove per tutta Roma e in tutti gli ambienti, quelli della malavita e dei perdigiorno, dei ladri e delle prostitute.

Ma a tutti i suoi personaggi Gadda sa dare una voce “vera”: ecco così affacciarsi, da questa multiforme umanità, i linguaggi gergali come quelli dialettali. Al di sopra sta lo scrittore che giudica quel mondo: sfoga talora la sua rabbia nell’osservare il disfacimento di certe esistenze, e. direi quasi, “aggredisce” dall’alto di un’etica ferita le storture morali e materiali in cui sembra immersa l’umanità, quell’umanita, e quei tempi.

Però l’aggressione morale non è mai diretta o brutale: quel mondo viene giudicato e sferzato con l’arma dell’ironia, del gioco iperbolico, della battuta ironica e salace, che dice il vero ma fa al tempo stesso sorridere: è l’umorismo esuberante di Carlo Emilio Gadda, un “sistema” di giudizio, che afferma una verità spesso scomoda, ma col tono di uno che in fondo ti capisce, e ha una qualche predisposizione all’assoluzione. In conclusione, chiunque si accinga a leggere per la prima volta le opere di Gadda, deve attendersi, detto in pillole, i seguenti aspetti:

  • Mescidanza linguistica: dialetti, gerghi e lingua “culta”.
  • Giudizio morale dettato da forte tensione etica.
  • “Aggressività” etica stemperata dalla battuta ironica, da un detto mordace, e da un palese e profondo senso dell’umorismo.

Qualche esempio:

Quell’occhio laterale che cianno i polli che pare una trovata di Picasso, un oblò del cesso, d’un cesso vuoto d’ogni intendimento e d’ogni attitudine a spiare, babordo o tribordo. E invece te guardano”.
da “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”

“Il fumare lo aiutava molto davanti alle donne, a cui il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari con ragione, un gradevole presagio dell’arrosto”. Quale possa mai essere l’ “arrosto”, lascio la soluzione dell’enigma alla perspicacia dei lettori.

Enzo Sardellaro, professore di Lettere Italiane e Storia
La mia scrittura si è… volta a narrare, al puro narrare.
La mia scrittura si è… volta a

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