I pesci sono storditi dall’eccesso di anidride carbonica negli oceani

Aumenta pericolosamente il livello di anidride carbonica negli oceani (di ben il 40% negli ultimi 200 anni!), e i pesci finiscono dritti in bocca ai predatori o contro uno scoglio. A rivelarlo sono due ricerche svolte da Paolo Domenici dell’Istituto per l’Ambiente Costiero e Marino del CNR di Oristano (Sardegna) in collaborazione con la ”James Cook University” di Townsville (Australia) e l’Università di Oslo (Norvegia).

Il primo studio, pubblicato sulla rivista scientifica ”Biology Letters”, ha scoperto che alte concentrazioni di CO2 provocano la perdita della lateralizzazione, ovvero della possibilità dei pesci di scegliere se andare a destra o a sinistra quando devono oltrepassare ed evitare un ostacolo.

Invece, la seconda ricerca è apparsa su ”Nature Climate Change” e ha rilevato che gli animali non sono più in grado di allontanarsi dall’odore di un predatore. L’ipotesi è che l’eccesso di anidride carbonica possa modificare l’equilibrio degli ioni di cloro e carbonio, causano l’attivazione incontrollata di un recettore (il Gaba-A) del sistema nervoso che induce le disfunzioni comportamentali.

Per dimostrare questo, i ricercatori hanno sottoposto i pesci ad alte concentrazioni di CO2 e li hanno successivamente esposti a una sostanza capace di bloccare il recettore. Il risultato è stato che gli animali tornavano a sfuggire ai predatori e riguadagnavano la loro capacità di evitare gli ostacoli.

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