I profeti di sventura e le false predizioni sulla fine del mondo

L’interesse sulla fine del mondo ha origini antiche. Risale alla domanda che gli apostoli rivolsero a Gesù e che ha affascinato milioni di persone di tutto il mondo, partorendo una schiera di predicatori che si esaltano all’idea di un olocausto mondiale che purifichi la terra e consenta loro, e solo loro, di ereditare le grazie divine.

Non importa poi se questa fine giungerà con una guerra nucleare, una pioggia cosmica o una tempesta solare: l’importante è che distrugga l’umanità in maniera indiscriminata, senza fare distinzioni tra un filantropo generoso e un criminale incallito.

La gara a chi spara più sinistri presagi sui destini dell’umanità va avanti da secoli. I profeti di sventura si susseguono con un ritmo incalzante e, nonostante le mille previsioni fallite e le innumerevoli date annunciate e puntualmente smentite dai fatti, continuano a rivestire i loro messaggi di nuovi significati, spostando le date, procrastinando l’avvento del triste presagio in un futuro sempre dietro l’angolo.

Le loro profezie escatologiche sono è diventate un business. Hanno dato vita a una superproduzione di articoli, riviste, libri, programmi televisivi che fanno salire gli indici di ascolto e consentono profitti esponenziali agli editori. I momenti di crisi sono interpretati in modo del tutto soggettivo dai fanatici delle religioni o in modo del tutto razionale dagli esperti delle scienze che in un modo o nell’altro devono pur far parlare di sé.

I profeti non si smentiscono mai. I Maya predissero la fine del mondo per il 21 dicembre 2012. Non accadde nulla, ma le vendite dei libri sull’argomento in quel periodo ebbero un’impennata. Un predicatore canadese fissò la fine nel 2010: i seguaci si affrettarono a vendere le loro case in previsione dell’imminente disastro. Quando la data passò, gli unici a trarne vantaggio furono gli affaristi che avevano rilevato gli appartamenti a prezzi stracciati.

Benedetto XVI fu chiaro su questo tema: “Gesù non descrive la fine del mondo e, quando usa immagini apocalittiche, non si comporta come un «veggente». Al contrario, egli vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale e soprattutto indicare la via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna”.

La verità è che chiunque predichi la fine del mondo deve essere guardato con diffidenza, indipendentemente dalla fede che appartenga. Perché non è un cristiano, ma un opportunista che, per ragioni di potere, di profitto o di notorietà, fa leva sulla più grande paura dell’uomo: la paura della morte. Su questo timore primordiale i profeti di sventura speculano, esercitando forme di violenza psicologica su persone influenzabili che si aggrappano a credenze che non hanno nulla a che vedere con il vero messaggio cristiano.

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