Il gaypride a Roma: serve a promuovere diritti omosessuali?

Il gaypride è giunto alla sua nona edizione. In migliaia hanno partecipato alla manifestazione che quest’anno si svolge a Roma.

Gay, lesbiche, transgender, persone che pur essendo eterosessuali decidono di sostenere i diritti fondamentali che ciascun essere umano dovrebbe vedersi riconosciuto, a prescindere dal sesso di appartenenza, dalla religione professata, dalla fede politica.

Un evento che si origina da presupposti di civiltà, quanto mai efficace nel richiamare l’opinione pubblica su di un tema, quello dell’omosessualità, sempre molto delicato da affrontare, quasi sempre foriero di polemiche.
Ancora oggi, sia in Italia che in molti altri Paesi, l’omosessualità viene considerata da molti soggetti, anche in ambito scientifico, come un disordine riconducibile alla sfera psicopatologica.

In alcuni Stati essere omosessuale significa automaticamente essere un criminale, punibile col carcere ed anche con la pena di morte.

Il D.S.M. IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), testo di riferimento riconosciuto a livello internazionale dalla comunità scientifica per la diagnosi delle patologie e dei disturbi psichiatrici, ha definitivamente escluso l’omosessualità dai disturbi e dalle patologie dell’identità sessuale.

Resta da considerarsi patologica la pederastia, ovvero l’attrazione sessuale e la tendenza a dirigere i propri impulsi sessuali unicamente verso bambini in età prepuberale appartenenti allo stesso sesso del pederasta. La pederastia appartiene alla pedofilia, a sua volta inquadrabile alle cosiddette “Parafilie”, che comprendono molti disturbi del desiderio sessuale, tra cui i più noti sono, ad esempio, il sadomasochismo o il feticismo.

Nulla ha a che vedere l’omosessualità con la pedofilia, sia dal punto di vista psicopatologico che da quello sociale. L’omosessuale ha la stessa dignità di professare la propria inclinazione sessuale dell’eterosessuale. Molto efficace era lo spot pubblicitario che raffigurava un paziente in condizioni critiche, affidato alle cure di un medico; un testo molto eloquente chiedeva se in simili circostanze avesse o meno senso l’inclinazione sessuale del dottore per il paziente.

E per ciascuno di noi, che valore ha il sapere se le Persone con cui ci relazioniamo sono eterosessuali od omosessuali? E’ importante chiederselo, specialmente in tempi in cui l’omofobia tende a diffondersi. Cosa, realmente, cambia nel nostro approccio con l’Altro a seconda delle sue preferenze sessuali?

Perché in molti si indignano di fronte al gaypride e in pochissimi, per non dire nessuno, affronta pubblicamente il tema della pedofilia compiuta da molti nostri connazionali in occasione di viaggi all’estero, il cosiddetto “turismo sessuale”? Chiediamocelo.

Vale la pena porsi domande, vale la pena ricercare risposte, anche a costo di mettere a nudo verità scomode per noi stessi.

Non vi è nulla di male nello scoprirsi diffidenti od ostili verso la questione dell’omosessualità, ma è opportuno lavorare su noi stessi per capire le radici di questa eventuale posizione. Personalmente io credo che ciascuno abbia il diritto di vivere la propria vita, anche sessuale, come meglio crede, senza però fare del male a nessuno.

Chi si indigna di fronte al gaypride dovrebbe chiedersi come mai gli abusi sessuali sui minori sono in aumento. Forse che la nostra cultura tolleri maggiormente la pedofilia che l’omosessualità? Non a parole, certo, quanto ai fatti… a ciascuno le proprie riflessioni.

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