Il made in Italy alla conquista della Cina: vino, cioccolata e olio d’oliva i più apprezzati

Vino, cioccolata e olio d’oliva. Il made in Italy alla conquista della Cina. Sono questi i prodotti leader nell’export agroalimentare verso la Grande Muraglia. E’ quanto emerge da una indagine effettuata da Ismea. I tre prodotti, infatti, incidono per il 73,5% dell’intera produzione italiana che lo scorso anno è stata esportata in Cina. Un notevole balzo in avanti se si conta che nel 2011 l’incremento è stato del 30% pari a 250 milioni di euro. Percentuale quasi doppia rispetto alle importazioni che si assestano al 18% con un volume d’affari pari a 590 milioni di euro. Attualmente la Cina figura al 22simo posto tra i mercati di destinazione del made in Italy agroalimentare e rappresenta lo 0,8% di incidenza sul totale, ma le statistiche che emergono dall’indagine inducono a ritenere che nel giro di pochi anni il gigante asiatico possa assumere un ruolo di rilievo tra gli sbocchi del settore.

Insomma il mangiar bene italiano è sempre più apprezzato nel continente asiatico. Lo scorso anno, secondo i dati delle dogane cinesi elaborati nell’indagine Ismea, l’Italia ha spedito in Cina 31 milioni di litri di vino per un valore di circa 68 milioni di euro, che vale il quinto posto tra i fornitori di vino in un mercato che è dominato dal prodotto francese.

L’Italia è invece leader nella fornitura di cioccolata e altre preparazioni a base di cacao (44% in valore, 38% in volume su un totale di 31mila tonnellate per 165 milioni di euro), davanti a Belgio, Svizzera e Germania. Per quanto riguarda l’olio di oliva, che è il terzo prodotto tricolore più esportato a Pechino, ci collochiamo al secondo posto dietro la Spagna, con una quota di mercato che nel 2011 è però scesa in valore al 23,4% (era al 35% nel 2010), in una fase peraltro di forte crescita delle importazioni cinesi.

Tra i prodotti simbolo del Made in Italy, la pasta è ancora ben lontana dall’affermarsi nelle abitudini alimentari dei consumatori cinesi: nel 2011 la Cina ne ha acquistate 22 mila tonnellate (28 milioni di euro in valore), di cui quasi il 30% italiane.

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