Il problema della privatizzazione dell’acqua

L’OCSE da diverso tempo invita i governi dei paesi occidentali ad andare avanti nel processo di privatizzazione nella gestione del’acqua e dei rifiuti, al fine di rendere più efficienti questi servizi e permettere allo Stato di avere meno voci di bilancio nella sezione delle spese.

Il problema fondamentale non è essere pro o contro una privatizzazione, ma valutare attentamente i modi in cui si attua.

L’Italia si è sempre dimostrato un paese con una cultura non sufficientemente avanzata per calare dall’alto riforme importanti: basti considerare gli effetti della flessibilità nel mondo del lavoro e gli incentivi a pioggia alle nuove iniziative imprenditoriali, che hanno favorito i furbi e penalizzato le parti deboli o virtuose.

Prima di qualsiasi privatizzazione, occorre regolare il settore, istituire delle autorità “davvero Indipendenti” e non solo formalmente, data la nomina governativa dei membri, e soprattutto occorre che cambi la cultura di implementare gare e procedure che avvantaggino sempre i furbi e gli speculatori.

Se in Italia non si è riusciti a portare avanti importanti processi di privatizzazione, quando toccavano interessi lobbistici, non si capisce perché bisogna cominciare da un bene fondamentale per la vita umana, quale è l’acqua: sarebbe più opportuno cominciare a privatizzare seriamente quei settori “padronali” in mano alle oligarchie politicizzate.

Solo una volta che sarà maturata una cultura delle privatizzazioni e si saranno ottenuti chiari risultati di efficienza e risparmio, si potrà pensare di interessare anche beni storicamente pubblici e necessari alla vita umana.

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