Il terremoto di Haiti dopo un anno

Il 12 gennaio di un anno fa un violento terremoto colpì Haiti creando distruzione e disperazione. Oltre 220.000 morti, centinaia di migliaia di feriti, 10.000 persone amputate, più di un milione di senzatetto.

A distanza di un anno chi si aggira per le strade di fango di Port-Au-Prince continua a vedere la stessa tragedia riscontrabile il giorno dopo il sisma, ma anche la stessa dignità che non ha mai abbandonato gli haitiani.

Il colera, abbattutosi sulla popolazione recentemente, e responsabile di migliaia di morti, è solo l’ultima delle maledizioni che ha colpito un popolo abituato a vivere fra i cicloni che soffiano via baracche, che già normalmente restano in piedi a fatica.

Ancora in attesa che la macchina degli aiuti umanitari si metta in moto in un modo che non comprenda solo qualche tenda qua e là, ma una ricostruzione più concreta. Una ricostruzione che parta anche dall’ascolto della gente, abituata da sempre a non essere considerata in nessuna delle scelte che varie dinastie hanno sempre compiuto in stile dittatoriale.

Il primo vero segnale si sta vedendo proprio in questi giorni, con la fondazione Clinton che, appoggiata da una società sudcoreana, è pronta ad un investimento di 200 milioni di dollari per la creazione di 20.000 posti di lavoro. Con la speranza che al prossimo anniversario di questo tragico evento Haiti possa essere avviata concretamente ad una condizione migliore, anche, e non ci vuole molto, di quella antecedente il terremoto.

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