Inghilterra Vittoriana: il linguaggio degli SMS, 100 anni fa

Per chi crede che il linguaggio sia in decadenza a causa delle nuove tecnologie, sms, twitter e tutti quei “luoghi virtuali” in cui gli utenti si possono esprimere in 160 caratteri per proporre inviti, trasferire informazioni o concetti, dall’Inghilterra viene fuori una novità interessante.

Siamo abituati a deprecare il “linguaggio” da sms perchè uno stuolo di servizi giornalistici, di tecnici linguistici, di fonologi e di sociologi ci ha indicato l’inaridimento dei nostri modi di parlare e di comunicare.

Ci hanno detto che internet è uno strumento che ci sta allontanando dal prossimo, rendendoci sempre più isole, individui che non sono più in grado di apprezzare un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio o l’intensità dello sguardo di una donna a cui preferiamo ormai una laida chat dove ogni freno inibitorio si salta in pochi secondi.

Ma forse non è poi tutto così drammatico come sembra.

I wrote 2 U B 4” è la tipica crasi linguistica da sms. Ma non l’ha scritta una ragazzina 14enne di Londra: è una sincope che si legge “I wrote you before” (cioè “ti ho scritto prima”) in voga tra eleganti e raffinati britannici vittoriani più di un secolo fa. Una moda, poi messa da parte a quanto pare fino agli ultimi tempi, che era in voga all’epoca tanto tra la gente comune quanto tra letterati ed artisti.

Esempi sono i poeti dell’Inghilterra Vittoriana avanguardisti come Charles C. Bombaugh, che evidenziano come in ogni epoca ci fossero diverbi tra progressisti e conservatori, in fatto di lingua, e come il linguaggio si sia sempre evoluto con immensa rapidità per motivi meramente socio-economici dei Paesi in cui si sviluppava.

Il 12 novembre inizierà una mostra dal titolo “Evolving English: One Language, Many Voices” organizzata dagli esperti della British Library dopo tre anni di lavori di preparazione. A spiegarne il succo al Guardian è Roger Walshe, proprio della British Library: ‘‘c’e’ sempre un grande interesse intorno alle lingue – ha raccontato – e il dibattito su cosa influenzi il linguaggio, se stia cambiando, in meglio o in peggio, e’ sempre molto vivace. Alla biblioteca abbiamo pensato di aver tutte le carte in regola per affrontare la questione e offrire una prospettiva storica: si e’ trattato di un progetto ambizioso ma anche molto gratificante”.

La mostra affronterà dunque il tema della lingua in evoluzione, con pezzi unici come la piu’ antica copia superstite del poema epico anglo-sassone Beowulf, il primo libro stampato in lingua inglese nel 1473, due capitoli di “Persuasion” scritti a mano da Jane Austen, che rivelano come la grande scrittrice inglese non usasse la punteggiatura ma solo dei trattini per legare tra di loro le numerosissime subordinate… e tra gli altri tesori una copia del “Proposal for Correcting, Improving and Ascertaining the English Tongue” di Jonathan Swift del 1712.

Lo scrittore sosteneva già allora  che la lingua inglese fosse un ”caos” e un gruppo di saggi dovessero essere ingaggiati dallo Stato per ”aggiustarla”: ma l’Inghilterra non ha mai avuto una Academie Française o un’Accademia della Crusca, così personaggi come Shakespeare hanno sempre avuto buon gioco a modificarla con le loro influenze innovative.

Resta da capire quanto, in un periodo storico in cui tutti i settori della Società si sviluppano con una velocità centuplicata rispetto anche solo ad un paio di decenni fa, l’evoluzione linguistica rappresenti ancora un’onesta risposta alle esigenze del tempo. E non piuttosto la facile scorciatoia di generazioni che vogliono abituarsi (o che vengono abituate) a pensare sempre meno, esprimersi sempre meno ed essere condannate solo a recepire milioni di informazioni da tutte le parti, senza più capacità critica.

One Response

  1. Veronica 12 dicembre 2010

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