Iran, tra sanzioni e lapidazioni

Monumento a TeheranL’Iran, sospeso tra modernità e oscurantismo religioso, deve affrontare sfide che arrivano dall’esterno, ovvero le sanzioni internazionali per il suo programma nucleare, ma deve anche fare i conti con una classe dirigente anacronistica, che ancora oggi impone la disumana pratica della lapidazione come punizione per le adultere.

Secondo quanto riporta il New York Times, Barack Obama e Hillary Clinton, durante una conferenza stampa, hanno espresso l’opinione che le sanzioni internazionali contro il programma nucleare iraniano stanno avendo successo. Sembra che le sanzioni stiano colpendo più di quanto ammesso dalle autorità iraniane. Prova ne sarebbe la forte diminuzione degli investimenti esteri, dovuta ai timori sulla possibile insolvibilità del paese mediorientale. Questo, secondo Obama e Clinton, costringerà gli iraniani a tornare al tavolo delle trattative a settembre.

All’altro estremo della Repubblica Islamica, una storia che sembra provenire da macabri racconti medievali, ma che è invece tristemente reale.

Sakineh Mohammadi Ashtiani, una donna di 43 anni accusata di adulterio, è comparsa in televisione dove, coperta quasi integralmente dal velo (tanto che alcuni dubitano che fosse veramente lei) ha confessato le proprie “colpe”, dando in pratica il via libera alla sua condanna a morte mediante lapidazione.

Il suo avvocato sostiene che per estorcerle la confessione la Ashtiani è stata torturata per due giorni. Gli appelli internazionali per la sua liberazione si moltiplicano, ma difficilmente verranno accolti.

Tutto il mondo spera che l’Iran possa presto trovare un equilibrio e un suo posto nel mondo, e l’onda verde iraniana dello scorso anno ha acceso una speranza.

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