Italia, Cesare Prandelli: classe e onestà

Il calcio non fa parte dei miei interessi come per molti altri italiani. Si segue in famiglia giusto quando gioca la nazionale: ogni quattro anni.

Nei miei ricordi di infanzia tuttavia c’è quel 1982 in colonia in montagna: tutti insieme, con il gelato in mano, al bar del paese, a guardare la nazionale che vinceva il mondiale.

Ricordi, sarebbe falso non dirlo, che mi porterò sempre con me e anche adesso che ho superato i 40 mi arrivano con nostalgia alla mente. Di essi ricordo in particolare la pulizia del calcio, pulizia in senso letterale.

Nel 2006 poi ho gioito per la vittoria della nazionale, ho pure suonato la tromba. Ma…c’è un ma. Le sensazioni che mi ha dato la nazionale non sono le stesse del 1982. E hai voglia di dire che io ero più piccolo e ho nostalgia di quel periodo. Non è così. Io Lippi e i suoi li avrei altrettanto visti bene in un reality, forse è questo che mi stona. Troppe luci, troppa esaltazione, troppa arroganza e superbia.

Ieri sera ho intravisto la nazionale e Cesare Prandelli. E mi ha dato fiducia quell’uomo.

Solo a vederlo ti da fiducia. Ti fa tornare in mente quei due professori che a scuola te l’hanno resa qualcosa di speciale e da ricordare. In grado di far studiare anche i più asini.

Ecco, Cassano è un asino che si è messo a studiare. Prandelli trasmette serenità, trasmette fiducia. Non mi fa venire in mente che potrebbe pure stare dentro ad un reality, mi sembra vero e questo mi piace. Forse mi mettero a seguire il calcio un pò di più.

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