Italia fuori dai mondiali: analisi di un fallimento

L’avventura azzurra si è conclusa con il suo peggior risultato mai ottenuto ai mondiali e il senso di delusione è forte, considerando soprattutto che eravamo chiamati a difendere il titolo di campioni ottenuto solo quattro anni prima.

I processi in queste ore si sprecano e, nonostante Lippi si sia preso tutte le responsabilità è difficile pensare che le colpe siano esclusivamente sue e delle sue scelte.

Per quanto la piazza abbia chiesto a gran voce la convocazione dei piedi buoni di Cassano, Miccoli o Balotelli  non può esserci la controprova che qualcosa sarebbe cambiato; l’unica cosa certa è che i primi due in Nazionale hanno sempre fallito e il terzo è considerato non ancora abbastanza maturo.

Quindi più che una questione di convocazioni ai Mondiali in Sudafrica probabilmente all’allenatore azzurro gli si può criticare la scelta dei giocatori schierati in queste tre partite e francamente appare incomprensibile come abbia potuto insistere su un ormai bollito Cannavaro, a discapito di un promettente e scalpitante Bonucci, o su un macchinoso Iaquinta, lasciando in panchina un Quagliarella in forma o un Pazzini che ha sicuramente qualità maggiori come prima punta.

Questa debacle è comunque anche figlia di un ricambio generazionale che non riesce a sfornare giocatori all’altezza della Nazionale e che obbliga a puntare sui soliti noti. Al di là dei nomi già citati mancano i nomi per rivoluzionare la squadra in ruoli chiave come difesa e centrocampo.

L’allenatore entrante, Prandelli, dovrà lavorare molto sull’aspetto psicologico, dopo questa eliminazione, ma soprattutto avere il coraggio di ricominciare da giovani che potrebbero non garantire risultati immediati.

Certo, la speranza è che anche le squadre di club tornino ad investire sui giovani e sui vivai, perché senza materia prima anche il miglior allenatore del mondo non può compiere miracoli.

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