“La bella addormentata” – Breve recensione

Il nuvo film di Bellocchio ha sicuramente suscitato polemiche alla sessantanovesima mostra di Venezia: tra chi lo ha bollato come troppo provinciale, e chi invece ne ha tessuto le lodi, bisogna ammettere che il regista ha certamente raggiunto il proprio obiettivo, quello di non passare inosservato e, soprattutto, di accendere nello spettatore il fuoco sacro della riflessione.

Nell’antica Grecia, d’altronde, il teatro aveva uno scopo “politico”, mirava all’utilitas sociale: nei giorni in cui si tenevano gli spettacoli, nella polis i lavoratori erano tenuti a chiudere per 3 giorni le proprie attività, per assicurarsi una mirata partecipazione. Il teatro cercava di indurre un processo di riflessione  collettiva nella comunità, senza dare risposte sistematiche, ma semplicemente avviando le coscienze all’elaborazione di un’opinione personale, appellandosi al buon senso individuale, nella speranza che tale “buon senso” si traducesse in senso civico, e che il singolo potesse concorrere positivamente allo sviluppo della polis.

Da questo punto di vista il film di Bellocchio sarebbe stato apprezzato dagli antichi: non fornisce risposte definitive, che forse avrebbero potuto far impantanare Bellocchio nello stagno poco profondo della “Banalizzazione” (rischio facile su un tema così complesso, delicato e universale), ma dà ascolto ad ogni campana. I personaggi del film, che si incontrano casulamente nei giorni in cui si spenge Eluana Englaro, sono portatori di ottiche e punti di vista differenti sul tema dell’eutanasia, ma mai dogmatici, sempre pronti ad una nuova autoanalisi: Maria (Alba Rohrwacher) incarna la cattolica praticante, il padre di questa, senatore del Pdl, incarna la persona laica, che decide di andare controcorrente rispetto all’opinione di partito, per rispondere solo secondo la propria coscienza, e vari altri personaggi ortatori di altre idee ancora,più o meno definite, o in fase di costruzione.

La morale che ne emerge è semplicemente la necessità del rispetto delle opinioni altrui, e il rifiuto di ogni dogmatismo, di ogni pregiudizio, la necessità all’apertura verso il prossimo, verso opinioni differenti dalle proprie: e a tale consapevolezza si può giungere solo tramite l’amore per l’individuo.

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