La riforma pensionistica

L’obiettivo della riforma è quello di garantire la pensione a tutti i cittadini, e per chi è già in pensione oggi non cambierà nulla: anzi il Governo ha recentemente aumentato le pensioni sociali fino a giungere a 516 euro mensili, il vecchio milione di lire.

La riforma pensioni sta recentemente varata si allinea con le linee guida dei principali Paesi europei, che hanno approvato in questi mesi una riforma del loro sistema pensionistico. Riforma necessaria ai più, dunque, perché il precedente sistema era stato creato mezzo secolo fa, quando la popolazione in Italia era più giovane nella media e le aspettative di vita erano inferiori. I dati parlano chiaro: il 20% della nostra popolazione ha più di 65 anni, e c’è una contrazione delle nascite; il numero dei cittadini in Italia è in calo tendenziale.

Esistono allora fattori di invecchiamento della popolazione e calo demografico che determineranno presto che chi lavora già dovrà contribuire in modo crescente alla domanda di denaro di un aumentato numero di pensionati sul territorio nazionale.

Il trend di crescita preoccupava gli addetti ai lavori: tra dieci anni la spesa sarebbe aumentata di dieci miliardi di euro e tra venti di oltre 20 miliardi: sarebbe dunque cresciuta in modo progressivo fino al 2030, in rapporto al PIL, il prodotto interno lordo, cioè il totale della ricchezza interna prodotta in un anno. Calcolando che l’allungamento della durata della vita implica un aumento della spesa per la salute, si sarebbe creato un incremento della spesa pari a 40 miliardi di euro, che avrebbe costretto il Governo a tagli sul budget della salute e dell’istruzione pubblica, e di altri settori fondamentali, come la sicurezza.

Altra importante riforma dell’attuale Governo riguarda il superbonus per chi continua a lavorare dopo l’età pensionabile: dal 2004, infatti, i dipendenti del settore privato, che restano attivi pur avendo maturato gli estremi per la pensione di anzianità lavorativa, ricevono un bonus pari a circa il 33% della retribuzione, cioè l’equivalente dei contributi previdenziali che non vengono versati all’Inps né dall’azienda né dal lavoratore. Vediamo l’iter per percepire il superbonus: occorre posticipare la pensione di due anni inviando un apposito modulo all’Inps e al datore di lavoro, siglando la rinuncia all’accredito dei contributi e la richiesta di inserirli in busta paga. Ottenuto il via libera dell’Inps nel mese successivo, il datore di lavoro effettuerà l’accredito del superbonus nella busta paga del dipendente che ha rinviato il pensionamento.

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