Le carrette del mare: immigrazione e speranze!

Che fare quando nel tuo Paese scoppia una guerra e, da un giorno all’altro, titrovi senza casa e senza lavoro?

Semplice, cerchi di sfuggire all’inevitabile massacro. E lo fai fuggendo con barconi stracarichi di altri uomini, donne e bambini che, come te, hanno perso tutto. Sei persino disposto a pagare un prezzo esorbitante pur di fuggire dall’incessante boato delle bombe.

Questo è ciò che succede da vari mesi a questa parte nel Nord Africa. Immigrati, per la maggior parte libici e tunisini, cercano di lasciare i luoghi natali per il desiderio di avere almeno una speranza in Italia. E già, l’Italia. Noi siamo la prima frontiera tra loro e l’Europa.

Così l’isola di Lampedusa risulta essere presa d’assalto da barconi. Barconi piuttosto vecchi e logori, carichi a più non posso di uomini. Spesso, come qualche giorno fa, non tutti coloro che partono raggiungono la meta. Molti muoiono nel tragitto e vengono gettati in mare. Negli anni del “Colonialismo” vi erano le navi che portavano gli schiavi di colore ai padroni, i quali avevano acquistato le loro prestazioni.

Adesso di schiavi non ve ne è più. Eppure la condizione di questi uomini sembra non essere cambiata poi molto. Si può solo sperare che, al più presto, per costruirsi una vita non ci sia bisogno di scappare dalla propria Nazione. Anzi
che sia il luogo di origine la base stabile per le proprie speranze!

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