Le elezioni nell’antica Roma

Una buona rete di relazioni, denaro e carisma: erano queste le chiavi del successo per poter ricoprire una carica elettiva nell’antica Roma.

A Roma non esistevano partiti politici nell’accezione attuale. Per ciascun candidato la chiave per vincere consisteva nel poter contare su un’estesa rete di relazioni personali. Doveva ricordare, a coloro con cui era in credito di favori, che questo era il momento di ricambiarli. Ma ciò non era sufficiente. In campagna elettorale occorreva guadagnarsi il sostegno di molte più persone, in particolar modo tra le classi sociali dei senatori e dei cavalieri. Era inoltre importante affidarsi all’entusiasmo dei giovani e puntare sulla loro capacità di raccogliere seguaci e popolarità. I candidati più abili tentavano di conquistare anche i loro nemici.

Il procedimento elettorale meglio conosciuto è quello che provvedeva alla nomina dei consoli, la più alta carica politica della Repubblica romana. Il primo passo era iscriversi nella lista dei candidati. Per farlo, erano richieste le seguenti condizioni: essere cittadino romano ed essere iscritto correttamente nel censo, avere compiuto 42 anni, aver ricoperto in precedenza il compito di questore, edile e pretore, non avere altre cariche e non essere sottoposto ad alcun processo penale. Se il candidato proveniva da una famiglia ricca e potente, aveva parecchi vantaggi rispetto a chi non aveva antenati consoli che potessero dare lustro e autorità alla sua candidatura.

Per finanziare la campagna era necessario disporre di una considerevole somma di denaro: circa un milione di sesterzi equivalenti a circa due milioni di euro attuali. Per raccogliere questa cifra il candidato doveva farsi appoggiare dalla famiglia, dagli amici e a un’influente clientela, all’interno della quale potevano annoverarsi uomini d’affare che speravano di ricevere benefici in cambio del loro sostegno.

Bisogna però considerare che la carica elettiva durava un solo anno, maggiori speranze per il candidato erano date dall’eventualità di assumere dopo il consolato, il governo di qualche provincia dell’impero.

La nomina dei consoli e dei pretori avveniva nei comizi centuriati, ai quali prendevano parte le centurie, ovvero il popolo romano era suddiviso in ordini d’armi. Nei comizi ogni centuria emetteva un voto unico dopo aver ascoltato l’opinione dei singoli componenti. Pertanto venivano espressi solo 193 voti. La maggioranza assoluta si otteneva con 97 voti. Per esprimere il voto di una centuria, i componenti dovevano passare attraverso uno stretto ponte dove un assistente forniva loro una tavoletta. Su di essa dovevano annotare il nome del candidato e subito dopo depositarla nell’urna.

Durante la campagna elettorale, il candidato sostituiva la sua toga abituale con la toga candida, da cui deriva il termine “candidato”. Inoltre il candidato doveva adattare il proprio carattere alle situazioni. Se per natura non era una persona piacevole, doveva sforzarsi di apparire tale. Era inoltre necessario screditare gli avversari.

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