L’IMU è veramente iniqua?

Una tassa è per definizione un qualcosa di fastidioso o per lo meno percepita come tale specie nel contesto temporale e sociale in cui viviamo. Il compianto Padoa-Schioppa osò dire che “pagare le tasse è bello” ma da buoni e onesti cittadini ci accontenteremo del “giusto” senza esagerare. Poi se addirittura una tassa prima la si cassa e poi la si rimette in capo ai cittadini il fastidio non può che aumentare. E l’IMU rappresenta il prototipo ultimo di tale fastidio. Ma è veramente iniqua? Diciamo che dalle previsioni fatte la stragrande maggioranza dei proprietari della cosiddetta “prima casa” dovrebbe o essere esentati e pagare poche decine di euro per l’IMU. Chi dovrà pagare in misura ben maggiore e in alcuni casi a livello di stangata sono i proprietari di seconde o terze case. Parliamo cioè di proprietari di immobili che generalmente vivono con il quadro “RB” come si dice in gergo. Cioè affittando i propri immobili. Orbene questa categoria di soggetti non è stata praticamente toccata dai provvedimenti del Governo se non proprio con l’IMU che diventa, ora si, una sorta di equalizzatore per pareggiare i sacrifici dei pensionati e lavoratori dipendenti.

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