Maroni nella parte di Giuda?

Si infervora la situazione legata alla famiglia Bossi e alla decisione di Umberto Bossi di dimettersi da segretario della Lega. Cominciano a farsi spazio le prime ipotesi di regolamento di conto interne al partito creato dallo stesso “senatur” e da Roberto Maroni circa trent’anni or sono.

Quest’ultimo, divenuto uno degli elementi del triumvirato volto a sostituire il carismatico leader caduto in disgrazia in attesa del congresso federale, è risultato il più deciso ad estromettere i soggetti che non garantiscono una piena integrità nei comportamenti e che potrebbero, quindi, inficiare l’immagine della Lega.

Tale forte presa disposizione, indirizzata manifestamente al tesoriere indagato Belsito, in seguito alla piega che hanno preso le indagini e che vendono nella famiglia Bossi i maggiori fruitori del comportamento illegale imputato al tesoriere, sembra ora rivolta chiaramente allo stesso cofondatore  e trentennale amico.

Qualche mente maliziosa legge in tale rigidità dell’ex ministro all’interno una volontà mascherata di eliminare l’ingombrante leader leghista. Inoltre, sembra che anche l’altra punta di diamante del partito padano, Roberto Calderoli, abbia un ruolo rilevante nelle vicende giudiziarie che si stanno delineando e che, quindi, la richiesta di eliminare soggetti compromettenti possa estendersi anche a quest’ultimo.

Insomma, una sorta di palingenesi dell’organizzazione leghista che veda come unico leader di riferimento lo stesso Roberto Maroni, riconosciuto generalmente come il soggetto politico leghista dotato di maggior equilibrio e affidabilità e che potrebbe essere un interlocutore valido nella fase politica che seguirà alla transizione affidata a Mario Monti.

Un Giuda che in questo caso sarebbe ben voluto da tutti gli altri attori del palcoscenico politico nazionale e che, quindi, vedrebbe riconosciutagli un’importante ricompensa in termini di potere.

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