Megavideo ritorna, più forte di prima

“Megavideo e Megaupload ritorneranno davvero su internet, più potenti di prima”. E’ quanto afferma convinto Kim Dotcom (al secolo, Kim Schmitz), il padre dei suddetti siti di condivisione files, chiusi dall’FBI ad inizio 2012 tra il disappunto generale del Web.

In attesa di una possibile sentenza di estradizione, ben protetto dai suoi avvocati nella sua villa in Nuova Zelanda, l’hacker più discusso dell’anno spiega in un’intervista a Wired US il suo nuovo progetto: “Entro la fine dell’anno sarà pronto Mega, una piattaforma che consentirà agli utenti di condividere e scaricare files in totale anonimato e lontano da occhi indiscreti. Ciò potrà avvenire tramite l’utilizzo di un potente codice di cifratura, da condividere solo con chi si desidera”.

In barba all’FBI e alle autorità statali, che non avranno modo di conoscere il contenuto dei files senza codice di decrittazione, ma anche e soprattutto per proteggere i dati degli internauti da possibili malintenzionati, Kim promette un sito “che non potrebbe mai essere accusato di ospitare consapevolmente files illegali, in quanto esso stesso non avrebbe a disposizione le chiavi di cifratura utilizzate dagli utenti”, sottolineando però che “se il governo avesse prove certe del contenuto illegale di un file, avendo ottenuto la chiave con cui aprirlo, è chiaro che a quel punto esso sarebbe eliminato senza problemi”.

E se qualcuno distruggesse dei server o l’FBI facesse di nuovo irruzione? “E’ questa la vera novità della piattaforma”, spiega Dotcom: “Attraverso un sistema di “cloud storage”, i contenuti di un server saranno duplicati su servers collocati in altri continenti, consentendo la continuazione del servizio anche in caso di chiusura di una delle sedi”.

Quello progettato da Kim Dotcom non sarebbe altro, quindi, che un enorme deposito di scrigni, l’immagine di ognuno dei quali verrebbe riflessa più volte da un dedalo di specchi, rendendone impossibile la sua identificazione o distruzione; è una vera sfida, insomma, lanciata contro hackers malintenzionati, contro controlli troppo rigidi da parte delle autorità e, in modo implicito, contro l’industria discografica e cinematografica, la quale non avrà più controllo sulla condivisione dei contenuti protetti da copyright.

Che il fondatore del vecchio Megavideo venga considerato uno strenuo difensore del diritto alla privacy e alla libertà di espressione, o che lo si additi come un incallito criminale, di una cosa si può esser certi: sa il fatto suo.

One Response

  1. Carlo 30 ottobre 2012

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